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22 novembre 2005
… L’anima tua è da viltate offesa[1] …

Rossa in viso, accaldata, tutina rossa con profili blu e giallo-oro, Prissy rientra dalla palestra. Sono all’incirca le diciassette: è ancora presto e Renzo non è ancora rientrato. Una doccia, e si riposa un po’.

Renzo rientra dopo circa mezz’ora e la trova coricata sul divano, come un’otaria [2] . Dopo i saluti di rito ed una breve sosta in cucina per un caffé, anche Renzo si adagia in poltrona. Mentre legge in pace alcune parti del giornale che aveva tralasciato la mattina, va in onda un Tg. Dopo le immancabili notizie di ordine politico, una notizia attrae la sua attenzione: la giornalista racconta che qualcuno, trovandosi per caso presso un distributore di benzina durante una rapina, ha fatto “un movimento improvviso che ha innervosito i malviventi innescando la loro reazione, uno dei malviventi ha sparato ferendo gravemente il carabiniere alla testa”. Queste più o meno le parole della giornalista.

-          Curioso questo modo di vedere le cose e di dare le notizie! Sembra quasi che l’intervento del carabiniere, con il suo movimento improvviso, sia un atto disdicevole e provocatorio. E sembra anche, detta così, che la reazione dei signori malviventi, innescata dalla mossa improvvisa, sia comprensibile, se non addirittura giustificabile.

-          Beh, che bisogno aveva di reagire? – Si lascia sfuggire Prissy.

-          Ma certo! Che bisogno aveva?! – S’indigna Renzo. Anche se conosce le idee di Prissy, non può far a meno di innervosirsi ogni volta.- Tu sei sempre pronta a trovare attenuanti per i criminali, e sempre pronta a dar contro a coloro che difendono l’ordine e la sicurezza. Secondo te che significa “Forze dell’ordine”? Prova a pensarci, se ti riesce.

È in difficoltà Prissy, ma non recede e, approfittando della pausa di Renzo, ribatte:

-          Rimane il fatto che, se se ne fosse stato buono buono al suo posto, loro non avrebbero sparato. È sempre così 

-          È sempre così, hai ragione Prissy. Se siamo ridotti come siamo ridotti è proprio perché, grazie a tutti coloro che la pensano come te e che hanno promulgato certe leggi, i poveri emarginati dall’infanzia infelice la fanno regolarmente franca, e le persone oneste debbono subire, in silenzio, senza mai reagire. Questa sovversione di responsabilità è una gioiosa conquista democratica e progressista.

Prosegue col solo pensiero Renzo, senza più proferir parola:

“Del resto, se si condannassero e si imprigionassero i rapinatori, gli assassini e i delinquenti, come si potrebbero poi giustificare e difendere le gloriose gesta dei bravi ragazzi dei centri sociali, dei no-global, dei disobbedienti e compagnia bella?”.

Prissy lascia il divano, divenuto ormai scomodo, e si ritira per una seconda doccia.

Ma Renzo, abbandonata ogni velleità di ironia, continua a rimuginare fra sé e sé:

“Chissà se le riesce di pensare che esiste una discreta differenza fra l’atto di inqualificabile codardia di tre delinquenti che, forti solo delle armi che stringono in pugno, sparano su un giovane inerme per di più con una gamba ingessata, e l’atto di eroismo di un giovane carabiniere che, seppur disarmato, seppur da solo, seppur menomato, seppur fuori servizio, sente il richiamo del dovere e, nonostante le armi puntate, si erge a scudo della donna assalita da uno di quei criminali. Chissà se riesce a capire che quel bandito spara con chiara volontà di uccidere, perché al capo si spara per uccidere, non per intimidire! Non lo credo proprio.”

In questi momenti Renzo vede in Prassede più un’otaria che una moglie. E le otarie, si sa, non si curano di questi ideali, di queste esilità etiche: ciò che conta è il vantaggio collettivo, l’utilità del branco.

Poi, sconsolato, conclude i suoi pensieri amari:

“Tutto ciò rappresenta un vero monumento all’abiezione ed al sovvertimento dei principi e dei valori civili. Quelli veri.”.

Si saprà dopo che il Carabiniere venticinquenne Angelo Spagnuolo era fuori servizio, in licenza di  convalescenza per essersi fratturata una gamba.

Si saprà dopo che dalla lontana Verbania era tornato a casa, proprio per la convalescenza.

Si saprà dopo che i delinquenti hanno aggirato la telecamera passando dal retro: quindi di loro non ci sono immagini, impronte o altro: ma solo la loro voce.

Si saprà dopo che egli ha cercato di proteggere la cugina Paola dall’assalto di uno dei poveri malviventi, assalto motivato da un “comprensibile egiustificabile moto di rabbia” dovuto al fatto che erano stati trovati in cassa solo 150 euro.

Si saprà dopo che Angelo Spagnuolo è stato colpito dalla scarica di un fucile da caccia, al collo ed al capo.

Si saprà dopo che la ferita al capo è gravissima.

Si saprà dopo che Antonio  Spagnuolo, giovane Carabiniere, è morto.

Si leggerà dopo, su qualche quotidiano: “… atto eroico…” , “ … il giovane eroe …” ecc.

Meglio tardi che mai, ma state tranquilli: se mai dovesse succedere un fatto analogo, Dio non voglia, le otarie continueranno a raccontare la notizia ed a commentare con sottile malizia il delitto, facendo apparire l’aggressore come aggredito, il delinquente come un povero emarginato dall’infanzia infelice e combattente per la libertà e il rappresentante delle Forze dell’ordine come un imprudente provocatore che ha avuto la dabbenaggine di reagire.

Nella sventurata ipotesi poi che un povero malvivente dovesse cadere vittima di qualche poliziotto o carabiniere, ci penserebbe qualche solerte funzionario dello Stato a riportare in asse l’ago della bilancia, condannando esemplarmente, statene certi, l’imprudente ed ingenuo provocatore della Forze dell’ordine.

Può darsi che a qualcuno, fra coloro che albergano in alto, venga in mente di premiare il gesto eroico del Carabiniere Angelo Spagnuolo con una medaglia d’oro al valor civile. Può darsi invece che quel qualcuno, più sensibile alle voci di coloro che ritengono quel gesto niente più che un’insana ed inutile provocazione, si guardi bene dal muovere un dito.

In ogni caso, di là da ciò che sarà o non sarà fatto, Angelo Spagnuolo, Carabiniere, ha compiuto un atto di eroismo che fa onore a Lui, all’Arma e a tutte le Forze dell’ordine.

 

 


 

Corriere della Sera   27 settembre 2005

Morto il carabiniere, caccia ai rapinatori

I benzinai: aveva il gesso alla gamba ma ha tentato di fermarli, allora il capo ha urlato di sparargli

TARANTO - «Spara a quello lì». E’ stato un ordine preciso, impartito dal capo del commando di rapinatori che sabato scorso ha fatto irruzione in una stazione di servizio nel Tarantino e ha sparato contro un giovane carabiniere che voleva solo difendere la cugina. Più passano le ore e più assomiglia a un’esecuzione la morte di Angelo Spagnulo, il militare di 25 anni deceduto ieri pomeriggio nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Taranto, dopo 40 ore di agonia e un intervento chirurgico alla testa. I medici non hanno potuto far nulla per curare le ferite provocate dal colpo di fucile a pallini che uno dei rapinatori ha fatto esplodere alla nuca del giovane carabiniere, solo perché aveva accennato a un gesto di difesa nei confronti della cugina. Un gesto al quale ha assistito colui che doveva essere il capo della banda, quello che aveva fatto il giro dei locali per cercare la cassaforte con l’incasso della giornata e rimpinguare il bottino di appena 150 euro prelevato dal registratore di cassa del bar. Proprio nel momento in cui Angelo stava tentando di alzarsi, malgrado il gesso alla gamba sinistra, per fermare il malvivente che stava scavalcando il bancone dietro il quale c’era la cugina, il capo del commando è entrato nel bar e ha pronunciato la frase che i cugini di Angelo non dimenticheranno mai. «Spara a quello lì», ha detto rivolto a uno dei suoi complici. E il colpo è partito. Una frase pronunciata in perfetto italiano, tanto da far escludere ai carabinieri di Taranto che conducono le indagini di essere di fronte a una banda di stranieri. Erano italiani, giovani e pronti a uccidere. Per identificarli gli investigatori non hanno molto fra le mani, se non la registrazione di una telecamera piazzata all’esterno della stazione di servizio. Pare che sul nastro siano registrate solo un paio di ombre che si avvicinano prima della rapina e fuggono immediatamente dopo. Poco, visto che i rapinatori indossavano passamontagna e hanno lasciato l’auto con cui sono scappati a qualche centinaio di metri di distanza. Per tutta la giornata i carabinieri hanno ascoltato i cugini del giovane carabiniere e i clienti che avevano fatto rifornimento di benzina sabato sera. Ieri pomeriggio in ospedale è arrivato anche il generale Umberto Pinotti, comandante regionale dei carabinieri. Ha fatto visita al giovane militare, ha cercato di consolare papà Cataldo, un pensionato dell’Ilva, la mamma e i tre fratelli più piccoli di Angelo. Distrutti dal dolore, i genitori hanno dato parere favorevole all’espianto degli organi, restando in attesa del via libera del magistrato.

 

Giovanna Bruno

 



[1] Dante – Inferno II, 45

[2] Zalophus californianus” L’otaria o “leone marino”, appartiene alla  categoria dei pinnipedi.


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