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Politica locale e nazionale - 29 novembre 2005
Quote rosa:elementare come 2+2 fa 4

Si continua, da parte di certi lor signori, appartenenti agli alti livelli governativi o parlamentari, ad esternare mirabolanti esercizi di funambolismo dialettico ad uso presa per i fondelli o se preferite come dose quotidiana  di insulto alla nostra intelligenza.

Mi sto riferendo a un problema irrisolto e ancora materia di dibattito e di cronaca politica: la nuova legge elettorale e specificatamente nella  parte riguardante le così dette “Quote rosa”. Credo che occorra riaffermare il concetto che sta alla base di questa norma a favore delle donne e che molti in giro dimostrano di non avere ancora ben compreso.

Bisogna precisare che la nuova legge elettorale non prevede la possibilità di esprimere preferenze, da parte di chi si reca a votare.

Se questa opportunità fosse stata garantita all’elettore, la competizioni tra candidato donna e candidato uomo, non avrebbe giustificato nessun aiutino da riservare al segmento rosa. Il popolo sovrano avrebbe deciso da chi farsi rappresentare, decidendo autonomamente e liberamente se affidare il proprio mandato e la propria fiducia a un uomo o a una donna.

Essendo invece la nuova legge pensata e congeniata in altro modo, agli elettori è lasciato il pregevole compito di scegliere solo il simbolo di partito, ma non le persone che ne devono realizzare i contenuti. In effetti i candidati prescelti a rappresentare il popolo sovrano sono indicati dalle coalizioni. Per assurdo, potrebbero essere solo gli “yes men”, uomini e donne emeriti sconosciuti ma “figli di”, provenire da altre città, godere dell’appoggio delle eminenze grigie dei partiti ecc.

Solo a seguito dello scrutinio, e quindi dopo aver votato, il popolo saprà, chi sarà stato prescelto dal partito per rappresentarlo in Parlamento. Prima di votare l’elettore potrà tutt’al più conoscere la “rosa” dei candidati, ma non potrà influire, col proprio voto, nella selezione di questo o quel candidato.

Infatti  risulteranno eletti non quelli con maggiori preferenze ottenute dagli elettori, ma solo coloro che i partiti avranno deciso essere i più meritevoli. Forse nella Bulgaria degli anni bui avevano più ritegno!

 

Detto questo la domanda sorge spontanea: è quindi corretto, sotto il profilo dell’equilibrio della rappresentanza, prevedere dei meccanismi idonei a garantire la presenza femminile nelle istituzioni, dato che, per quanto riguarda l’Italia, è vistosamente sotto rappresentata rispetto al resto dei paesi europei?

Di tutta questa tematica, oggetto di dibattito sia nelle aule parlamentari che nel paese, ne erano perfettamente a conoscenza la maggioranza dei parlamentari che non hanno poi votato questo riconoscimento alle donne.

Adesso, gli stessi protagonisti di quel no, con lacrime da coccodrillo  vengono a proporre soluzioni dell’ultima ora con una pletora di rassicurazioni postume di circostanza, o ssia dichiarazioni rese in queste ore che sono l’esatto contrario del loro pensiero che hanno invece concretizzato e materializzato dal come hanno previsto, voluto e votato la legge.

E che dire della ministra Prestigiacomo? Come si fa a proporre una legge sulle pari opportunità senza avere l’appoggio della propria coalizione? Come si fa a non far approvare una legge che aveva l’appoggio trasversale di tutte le donne del Parlamento? Come si fa a credere ancora alle promesse dell’ultim’ora?

 

Mi chiedo nello spazio di una legislatura quante volte i Ministri ci coprono di menzogne e ipocrisie.

 

Mentre recentemente il ministro Giovanardi, (contrario alla proposta della Prestigiacomo) su “dabicesidice” sosteneva il suo convinto “basta” a certa magistratura, noi  dobbiamo dire “basta” a certa politica deteriore,  a certi politici, siano essi uomini o donne, portabandiera e testimoni quotidiani del nulla politico e dei suoi inganni!

 


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