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27 dicembre 2005
Il dialogo e il dialoghismo[1]

 

Il giorno successivo Prissy, memore dell’interruzione della sera precedente [2] , riprende ad argomentare sul dialogo:

-          Sono proprio curiosa di sapere che cosa andrai a tirar fuori per dimostrarmi che il dialogo non è l’unica via  per risolvere situazioni conflittuali …

-          Cara Prassede, occorre sempre provare a dialogare. Il dialogo è un ponte che si lancia sull’altra riva del fiume: al rivale, appunto. Tuttavia poi occorre trarre le prime considerazioni: si può continuare? Ci sono punti di contatto? Il ponte lanciato, per proseguire con la metafora, è stato utilizzato in modo leale per scambiare idee ed concetti di pace, oppure il rivale se ne serve per scopi che di pacifico non hanno nulla?

-          Vedi che allora sei d’accordo con me! Anche per la questione della scuola di via Quaranta è stato meglio dialogare, e così ….

Ha volutamente ignorato l’ultima frase Prissy, e sta di nuovo assaporando la vittoria, ma Renzo la ferma bruscamente:

-          Eh no! Io ho detto che occorre sempre provare a dialogare. Sull’opportunità di proseguire nel dialogo ti stavo elencando alcune considerazioni che sarebbe bene fare, per valutare l’utilità o meno di seguitare. Ti ho già detto che, nel caso in cui il rivale approfitti del ponte che gli è stato lanciato per far transitare le sue truppe, be’ il ponte lo si fa saltare. Lo stesso dicasi quando il rivale manifesta apertamente la volontà di non dialogare, di ignorare il ponte. E poi c’è un problema culturale, di linguaggio. Se il linguaggio è troppo diverso, se le basi culturali sono sostanzialmente difformi, i punti di contatto sono evanescenti, quando non del tutto inesistenti. E allora bisogna prenderne atto. Il che significa: ognuno rimane sulla propria riva: di ponti se ne potrà parlare quando sussisteranno le condizioni.

Irritata per la piega che stava prendendo il dibattito, Prissy riprende la parola attaccando sul fronte della religione cristiana, che ritiene sia particolarmente vulnerabile su quel tema:

-          Vorrei che mi spiegassi come fai a predicare una simile eresia, proprio tu, che sostieni di essere cattolico osservante. Il dialogo è un’arma di cui la chiesa cattolica si serve sempre, talvolta anche impropriamente per fini di proselitismo.

-          Ti ho anticipato anche ieri sera che anche fra preti, monaci, qualche vescovo e forse anche qualche cardinale, ci sia qualcuno che propugna il dialoghismo, 

Prissy ogni tanto è disorientata dalle esibizioni letterarie di Renzo, e, un po’ per prendere tempo e riflettere, un po’ per verificare se egli ne conosce veramente il significato oppure stia millantando, chiede chiarimenti sul significato.

-          Che cosa intendi per “dialoghismo”?

-          La volontà esasperata, maniacale, patologica e, talvolta, demenziale di dialogare ad ogni costo. Cercherò di spiegarti con un esempio che quella che hai descritto può anche essere una visione parziale, o, quantomeno deforme, dell’insegnamento religioso cristiano.

Renzo, che conosce bene l’avversione viscerale di Prissy per il Manzoni, trascura la subdola insinuazione sul proselitismo, e cita un episodio abbastanza noto:

-          Prissy, ti ricordi quando padre Cristoforo si reca nella casa di don Rodrigo, per difendere Lucia dai suoi artigli [3] ? Quando si accorge della perfida malizia di don Rodrigo, sbotta in un’invettiva memorabile « È meglio che abbiate parlato così, che abbiate fatta a me una tale proposta. Avete colmata la misura; e non vi temo più » e poi prosegue: «Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio, e non può più far paura… Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. … Verrà un giorno …». Ti ricordi Prissy? Allora don Rodrigo reagisce con rabbia e intima al frate: « escimi di tra’ piedi, villano temerario, poltrone incappucciato.» Poi il Manzoni prosegue: «Queste parole così chiare acquietarono in un momento il padre Cristoforo. … abbassò il capo, e rimase immobile,in silenzio, … chinò il capo, e se n’andò, lasciando don Rodrigo a misurare, a passi infuriati, il campo di battaglia.» Capisci Prissy? Quando padre Cristoforo si accorge che non c’è più spazio per dialogare, prima dice a don Rodrigo ciò che gli spetta, poi lancia un’invettiva, e, infine, tace. Non cerca ancora di dialogare: tace e se ne va.

-          Non hai dimostrato un bel nulla, caro il mio Renzo! – ribatte irata Prissy - Che valore vuoi che abbia sul piano religioso una pagina incartapecorita di un romanzo mieloso e antiquato? Speravo mi citassi qualcosa di più importante ….

Renzo percepisce il nervosismo di Prissy, e si rende conto di avere colpito nel segno. .

-          Certo Prissy, eccoti accontentata: “ … Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi [4] . Che è quanto ha fatto appunto anche padre Cristoforo. Il Manzoni doveva avere bene in mente questi versetti del Vangelo. Ma c’è dell’altro. Non sarò certo io a voler interpretare teologicamente il Vangelo, ma credo che la semplice lettura di alcuni episodi sia alquanto significativa.

Siamo all’inizio della Passione: Gesù è stato condotto davanti ai sacerdoti del sinedrio:

Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. [5]

Poi Gesù venne condotto da Pilato:

… Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore .[6]

Poi è la volta di Erode:

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla .[7]

E, infine, sulla Croce:

… Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso » [8] .

Quest’ultimo episodio è ricordato giustamente da tutti per sottolineare l’infinito amore di Cristo per gli uomini, anche quando sono malfattori. Ma Gesù risponde ad uno solo dei due, a colui che riconosce la verità ed è disposto ad ammetterla. Per l’altro, non ci sono né minacce, né inviti a riflettere e a pentirsi, né prediche. Nessun dialogo, come col sinedrio, con Pilato e con Erode. Solo il silenzio.

Anche Prissy rimane in silenzio.

 



[1] Orrendo neologismo inventato dall’autore sulla falsa riga di buonismo, pacifismo, cretinismo et similia: vocaboli che denotano sovrabbondanza estrema e patologica di una dottrina, di un modo d’essere. Il “dialoghismo” indica dunque, per l’autore, la volontà esasperata, maniacale e talvolta anche tendenziosa, di dialogare ad ogni costo. Da non confondere con “dialogismo”, il cui significato è: tendenza al dialogo in un’opera letteraria.

[2] Il riferimento riguarda il precedente articolo intitolato “Il ritorno di Alì Babà e Ottusangolo”.

[3] I Promessi Sposi – Cap. VI

[4] Mt.: 10: 14. Ma il concetto è ripreso anche in Lc.: 9: 5 , in Lc.: 10: 10-11 e in Mc.: 6: 11

[5] Mt.: 26: 61-63. Anche Mc.: 14 : 60-61

[6] Mt.: 27: 11-14. Anche Mc.: 15 : 3-5

[7] Lc.: 23 : 8-9

[8] Lc.: 23 : 39-43


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