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Ambiente - 19 agosto 2011
Ritorna il Festasio

A Marano grande successo per il "ritorno del Festasio" e spuntano anche i documenti di una "Mostra comunale dell'uva" risalente agli anni trenta, che potrebbe essere alla base della presenza dei grappoli d'uva presenti nello stemma comunale

 

 

E’ un progetto importante quello è stato presentato martedì scorso dal comune di Marano sul Panaro

La conferenza “RITORNA IL FESTASIO” si è tenuta nella piazza di Festà, presenti Emilia Muratori -Sindaco del Comune di Marano sul Panaro, Giulia De Maria - Assessore all' Agricoltura del comune di Marano, Gian Domenico Tomei – Assessore provinciale all’agricoltura, Gianni Losi – Funzionario del settore agricoltura della Provincia di Modena, Marisa Fontana - Vitienologa consulente regionale per la biodiversità vegetale, a seguire vi sarà la degustazione del vino Festasio e la consegna delle piantine, come spiegato di seguito, agli agricoltori.

"Sono molto soddisfatta - spiega l'Assessore all'Agricoltura  Giulia De Maria -  dell'esito dell'iniziativa sul recupero dell'antico vitigno autoctono denominato Festasio che si è svolta martedì sera a Festà di Marano nell'ambito dell'annuale Sagra di S. Rocco. La partecipazione è stata significativa, così come l'interesse che ha suscitato la degustazione di una produzione sperimentale di vino Festasio. Entusiasmante anche l'esito della richiesta e conseguente distribuzione delle barbatelle del vitigno agli "Agricoltori custodi del Festasio". Le prenotazioni delle piantine hanno infatti superato la disponibilità e si è creata una lunga lista di attesa, segno di come la gente di Festà, Casona, Ospitaletto sia legata al proprio territorio, alle proprie tradizioni, ma sia anche animata da operosità e spirito imprenditoriale.  

Nell'occasione è stato anche ricordato che Marano organizzava negli anni Trenta una "Mostra comunale dell'uva". Nella prima edizione del 28 settembre 1930 fu aggiudicato il primo premio , una medaglia d'oro, al maranese Boni Evangelista (si ringraziano gli eredi per aver fornito il documento originale). Che i grappoli d'uva presenti nello stemma del Comune comincino ad avere un'identità più precisa?

I proprietari di terreni che hanno aderito alla rete “agricoltori custodi del festasio” sono stati 18 (di cui 15 del territorio di Festà e 3 di Ospitaletto)

Le piantine distribuite sono state oltre 90. Le richieste di adesione alla rete dei custodi hanno superato la disponibilità delle piantine di vite preparate per l’occasione. Sono in lista d’attesa altri interessati ai quali verrà data priorità non appena possibile. Vivo interesse ha riscontrato anche l’assaggio offerto ai presenti del prodotto della prima vinificazione con le uve del nuovo vitigno (vendemmia 2009) di Plessi Claudio.

La degustazione è stata guidata dal sommelier Rioli Adriano di Marano anch’egli aderente alla rete dei custodi e dalla vitienologa Dr.ssa Marisa Fontana consulente della Regione Emilia Romagna per la biodiversità vegetale.

 

Festasio o Lambruschino di Cavria

Note storiche

 

Diverse sono le testimonianze scritte in merito alla produzione vinicola sulle colline e la media montagna modenese.

Nella "Chronica de diverse degne di memoria" di Tomasino Lancillotto del '500, si legge che “nelle montagne modenesi preparavasi il vino per il duca di Ferrara e per la Marchesa di Mantova”.

Nell’800, Jean Louis Valery durante il suo viaggio in Italia lodò "le vin rouge de la montagne de Modene", probabilmente riferendosi al vino di uva Tosca.

Il “vino de monte” è stato inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, ma le varietà di vite che lo componevano nel passato non sono note.

Quindi la vocazione viticola della media e alta collina modenese è documentata e riconosciuta, ma fino ad ora non sono note descrizioni e denominazioni precise delle varietà coltivate.

Con particolare riferimento all’area di Marano, è stato trovato nell’archivio dell’Abazia di Nonantola un atto relativo ad un’enfiteusi dell’anno 890, concessa dall’abate Landofredo a tale Agino in località Festà, che testimonia il carattere viticolo della località addirittura in pieno Medioevo, quando notoriamente si parla di secoli bui anche per la viticoltura.

La buona posizione collinare, l’esposizione soleggiata, l’idoneità del suolo sono certamente i fattori di ponderata valutazione che orientarono i Monaci, il cui centro di riferimento religioso faceva capo all’Oratorio di Sant Angelo di Calizzano vicino Festà (documentato dall’Archivio Abbaziale Nonantolano), a privilegiare il luogo per l’impianto di un imponente vigneto di 16.000 viti (22 ettari) nella zona di Calizzano, a cui facevano  riscontro le 4500 viti di Festà stessa:

“…..Terre Vineate…… a Festà. Nella sola Festà  i 23 Iugeri affittati (1 iugero= ca. 7.900 mq.) erano in gran parte occupati da ben 4.500 piante di vite.

Da quanto scritto sembra avvalorarsi, così il ricorso ad un inizio di viticoltura specializzata.

Accanto ai più noti Lambruschi, in località Festà esistono ancora poche piante di una vecchia varietà, localmente denominata Festasio o Lambruschino di Cavria, che nel passato recente godeva di una certa fama.

Nell’ottica di caratterizzare e valorizzare le produzioni agricole locali, il Comune di Marano, con la collaborazione di Provincia di Modena e Regione Emilia-Romagna, ha avviato un progetto di studio e caratterizzazione del Festasio, che avrà bisogno anche dell’aiuto e della collaborazione di tutta la comunità locale.

Per questo verranno affidate alle cure di alcuni “custodi” delle piantine di Festasio, per avere la possibilità di conoscere meglio la varietà e il suo comportamento agronomico ed enologico.

 


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