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28 febbraio 2020
Negata la parola alla minoranza sulla situazione sanitaria relativa all’infezione da Coronavirus

 

Nel Consiglio Comunale di ieri si è consumata una polemica tra il sottoscritto e il Presidente Poggi. La questione era legata ad una mia dichiarazione su Facebook che riguardava il mancato inserimento nell’ordine del giorno della seduta di un’interrogazione urgente che avevo presentato la settimana scorsa sull’emergenza sanitaria legata al Covid 19.

Secondo il regolamento vigente  è facoltà del consigliere la presentazione di interrogazioni urgenti, la cui risposta DEVE essere data nella prima seduta consigliare successiva alla Conferenza dei capigruppo (che si è svolta successivamente alla presentazione dell’interrogazione). La discrezionalità può essere soltanto sull’effettivo carattere di urgenza, ma le problematiche sanitarie legate alla comparsa di casi di pazienti trattati per infezione da SARS-CoV-2 negli ospedali del Comune di Modena, ne qualificavano di fatto l’urgenza.

Nello stesso tempo si è permesso al Sindaco di fare una lunga comunicazione senza contraddittorio sull’argomento (discussione che, invece, si è svolta all’interno delle aule parlamentari mercoledì dopo la presentazione dell’informativa del Governo sull’emergenza Coronavirus).

Muzzarelli ha fatto il solito comizio pieno di buone intenzioni, i soliti riferimenti al presunto razzismo,  alle eccellenze della nostra città, ha fatto i ringraziamenti di rito e ha minacciato di denuncia chi si fosse permesso di fare allarmismo o avesse comunicato dati non avvallati dalle istituzioni. Ha dichiarato di delegare completamente il comando a Roma, quando lui stesso in qualità di massima autorità sanitaria del territorio comunale può adottare anche ordinanze in autonomia. Non ha parlato, invece, delle misure concrete che si intendono adottare: dal punto di vista tecnico il nulla, nonostante possa contare su un grande numero di esperti.

Il mio personale convincimento è che Muzzarelli non volesse rispondere alle domande che ponevo nell’interrogazione, perché probabilmente non era pronto a rispondere.

Chiedevo, infatti, come pensava di recuperare un maggior numero di posti in terapia intensiva, come intendeva suddividere le aree ospedaliere (magari dedicando specifici padiglioni) in aree verdi (accessibili ai non infetti) e in zone rosse (potenzialmente contaminate) e come predisporre i percorsi dei malati sospetti. Dove pensare di mettere i pazienti che manifestano una forma mite di malattia ma che non hanno modo di essere isolati nella loro abitazione dal nucleo familiare lì domiciliato.  Quali azioni economiche allo studio per coloro che sono danneggiati da questa emergenza. Come favorire il telelavoro o il virtual learning per gli studenti delle scuole. Chiedevo, inoltre, quali scorte di dispositivi di protezione individuale adatti erano presenti nei nostri ospedali da mettere a disposizione del personale sanitario che è molto esposto e se era prevista una forma di pre-accettazione nei posti di pronto soccorso  per evitare pericolose commistioni tra diverse categorie di pazienti, ecc.

Ovvio che rispondere a queste domande dell’interrogazione in modo non tempestivo significa annullare lo stesso scopo per le quali sono state scritte. Il deposito di interrogazioni serve proprio a stimolare una discussione costruttiva in Consiglio per portare a scelte politiche che siano nell’interesse di tutta la comunità.

La realtà è che la città di Modena sconta la scelta politica sbagliata di Muzzarelli di non avere nominato un assessore alla Salute: ho pertanto il sospetto che il Sindaco abbia cercato di evitare di rispondere su temi che non gli competono e a cui è poco avezzo e abbia fatto pressione sul Presidente del Consiglio Comunale per non calendarizzare a norma di regolamento l’interrogazione. Poggi infatti si è sempre dimostrato, una persona moderata e collaborativa, direi istituzionale, sempre attento a non mostrare atteggiamenti  ostili nei confronti della minoranza.

Perciò il mio affondo  su Facebook è stato doloroso, perché formalmente l’oggetto non poteva che essere chi decide l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio, ma era rivolto indirettamente ad altri. Era  l’unico modo, per quanto  irrituale, che avevo, per potere esprimere il mio disappunto su una vicenda che non doveva passare sotto silenzio.

Negare un’interrogazione su un argomento così serio, urgente e coinvolgente per tutta la comunità modenese significa volere svuotare la funzione stessa dell’istituzione.  L’emergenza sanitaria colpisce tutta la cittadinanza: ricchi, poveri, cittadini di destra e di sinistra, perché il virus SARS-CoV-2 è assolutamente democratico!

Perciò le mie critiche non sono contro l’istituzione, ma contro comportamenti, che a parere mio,  rischiano  di dequalificarla o portarla all’irrilevanza.

 

 

 

INTERROGAZIONE URGENTE

 

Oggetto: Misure emergenziali da mettere in atto nel Comune di Modena in caso di epidemia da Coronavirus COVID-19 nel nostro Paese

 

Premesso che:

 

  • molti studiosi ritengono probabile che l’epidemia da Coronavirus COVID-19, che trova oggi l’epicentro in Cina, possa evolvere in pandemia, vista l’altissima diffusibilità del virus;
  • l’infezione mostra un’alta contagiosità e una parte dei casi evolve in quadri clinici con sintomi gravi o critici, per arrivare anche alla morte (i casi letali colpiscono maggiormente i pazienti over 50 ed il sesso maschile);
  • hanno cominciato ad evidenziarsi i primi casi in cui l’infezione è stata contratta nel nostro Paese;
  • sono già state riscontrate le prime vittime in Italia;
  • spesso l’infezione determina una sindrome respiratoria acuta che necessita di un trattamento medico specializzato;
  • nel caso dei due cittadini cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma, che hanno contratto l’infezione in forma severa, si è visto che sono stati tenuti in terapia intensiva per più di 15 giorni.

 

Considerato che:

 

  • le uniche misure di prevenzione sono l’isolamento (e la quarantena per coloro che sono venuti in contatto con possibili fonti di contagio), il lavaggio delle mani, l’uso di mascherine adatte e le altre misure che sono state elaborate dal Ministero della Salute;
  • in caso di contrazione dell’infezione da parte di molti pazienti sarà necessario procedere al loro ricovero e sottoporli a trattamenti di terapia intensiva con ventilazione forzata per parecchi giorni;
  • che a Modena abbiamo tra i 2 ospedali pubblici (Policlinico e Ospedale Civile di Baggiovara) complessivi 36 posti (12+24) in terapia intensiva (34 in open space e 2 posti in box isolati di cui uno a pressione negativa). Questo nei reparti di anestesia e rianimazione. Oltre a ciò possiamo contare 8 posti in terapia semiintensiva (7 in open space e 1 in isolamento) nel reparto delle malattie dell'apparato respiratorio del Policlinico. Infine possiamo considerare gli 11 posti in terapia intensiva di cui è dotata la struttura privata Hesperia Hospital di cui 1 posto in box isolato. Quindi nella città di Modena possiamo al massimo gestire 55 pazienti in terapia intensiva (4 in isolamento e 51 no), almeno secondo i dati che ho reperito informalmente e che probabilmente sono suscettibili di variazioni (segnalo per altro una certa reticenza a fornire dati che per la loro stessa natura devono essere assolutamente pubblici, alla faccia della cosiddetta “amministrazione trasparente” tanto decantata!).
  • che questi posti servono per i trattamenti di routine e presentano già ora un indice di occupabilità molto alto: ciò significa che rimandando le sedute operatorie differibili, di questi 55 posti se ne potranno recuperare non più di una decina contemporaneamente per fare fronte ail trattamento di pazienti affetti da coronavirus con complicanze respiratorie gravi;
  • in caso di diffusione del contagio nei nostri territori potremmo trovarci nella condizione di dover reperire altri posti letto di terapia intensiva e potrebbe trattarsi di numeri imprevedibili, anche di fortissimo impatto.

Evidenziato che:

 

  • alcuni protocolli in uso nelle strutture sanitarie di Modena possono essere validi nelle condizioni di normalità, ma non di fronte ad una situazione di emergenza eccezionale.

 

Si interrogano il Sindaco e l’Assessore Competente per sapere:

 

se le autorità amministrative e sanitarie della nostra città (ricordo che la massima autorità sanitaria in ambito cittadino è il Sindaco) hanno pianificato la simulazione dei vari scenari, anche i più pessimisti, e se abbiano ipotizzato proposte per limitare le relative conseguenze sulla salute e sulla organizzazione della vita dei nostri concittadini.

In particolare si chiede di conoscere:

 

  • preso atto che i casi sospetti affetti da coronavirus è opportuno che chiamino il 118 e vengano prelevati da ambulanze e operatori opportunamente predisposti, se siano stati previsti percorsi specifici per i malati che si rivolgono “motu proprio” alle strutture sanitarie cittadine. Ovvero mi riferisco all’allestimento di aree dedicate in cui il paziente potenzialmente oggetto di contagio riceverà indicazioni via microfono su come comportarsi (ad esempio indossare una mascherina che troverà disponibile, lavare le mani con sapone disinfettante), per poi essere indirizzato nell'area in cui gli operatori sono già opportunamente protetti (tuta, mascherina ad alta protezione, occhiali, guanti). Fino al momento in cui viene redatta questa interrogazione, i casi sospetti che si sono rivolti ai normali posti di Pronto Soccorso, sono stati gestiti dal normale triage insieme agli altri pazienti e gli operatori non specificatamente abbigliati e protetti.
  • Se si sono progetti per favorire il telelavoro, dove è possibile, e il telestudio per gli studenti (con lezioni via computer), visto che in caso di diffusione dell’epidemia molti luoghi di lavoro e le scuole dovranno essere chiusi.
  • Se si sono pensate a forme di detassazione dei tributi locali per le attività o aziende che si dovessero trovare a sospendere l’attività in caso di emanazione di ordinanze di chiusura per motivi di emergenza sanitaria.
  • Se sono stati previste aree ampie e attrezzate (penso ad esempio a caserme), in cui assicurare la quarantena alle persone venute in contatto con possibili fonti di contagio e aree in cui ospitare malati non gravi, laddove le situazioni abitative di costoro non permettano un isolamento dal resto del contesto familiare.
  • Se i nostri nosocomi dispongono di adeguate scorte di mascherine, copricapo, guanti e camici monouso per gli operatori. Ricordiamo che l’esperienza cinese ha mostrato quanto gli operatori sanitari siano ad alto rischio: infatti risultano circa 3000 quelli contagiati. Anche nell’ospedale di Codogno ben 5 sanitari sono stati infettati da pazienti.
  • Se si è pensato alla possibilità di allestire aree nuove di terapia intensiva e semiintensiva  o di semplice ricovero, nel caso che si capisca che i posti letto siano di gran lunga insufficienti. Le dotazioni tecnologiche per assicurare una ventilazione forzata al paziente non sono particolarmente complesse. Bastano, infatti, un monitor multiparametro, strumenti per la ventilazione invasiva e non invasiva, pompe e serbatoi gassosi, letti, ecc. Si tratta di mettere da parte alcune di queste attrezzature (da quelle già inventariate e sparse nei vari reparti, a quelle di riserva che detiene il servizio di ingegneria clinica, ad altre da acquistare o di cui prevedere la prelazione di acquisto presso le ditte che le producono o commercializzano) ed individuare per tempo gli spazi dove posizionare nuovi posti letto, in modo di allestire rapidamente reparti di emergenza.
  • Se è stato previsto di suddividere ed indicare nelle aree ospedaliere le cosiddette zone verdi (pulite, accessibili solo ai non infetti) e le zone rosse, potenzialmente contaminate, in caso di un numero considerevole di casi, per assicurare il contenimento dell’infezione.       

E’ inteso che è speranza di tutti che l’epidemia non si diffonda ai nostri territori, né raggiunga livelli critici, in attesa che venga identificata una cura efficace o un vaccino specifico. Ma se la propagazione del COVID-19 si annunciasse fuori controllo, non possiamo trovarci impreparati, né possiamo escludere a priori che la possibile evoluzione degli eventi potrebbe costringerci a spunti di immaginazione del tutto nuovi.

 

 

Consigliere Comunale – Gruppo Lega Modena

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