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Politica locale e nazionale - 22 novembre 2005
Sa’s ciapa

Recentemente, durante una cena, tra noi commensali ci siamo sbizzarriti ad analizzare e comparare Modena con le altre città limitrofe dell’Emilia.

Poiché anche le città crescono, degradano o camminano con le gambe degli uomini, argutamente un commensale ci fece notare che la caratteristica di Modena, città sempre ricca ed opulenta, in massima parte risiede nel realismo e nella concretezza dei suoi abitanti: nel saper valutare ciò che si presenta loro giorno dopo giorno. Sicuramente primo comandamento tipico del Modenesi di città e provincia e di porsi il quesito sa’s ciapa.

Questo approccio alla vita è del tutto diverso, per esempio, dal continuo proporsi di “città capitale” da parte dei nostri vicini aristocratici parmensi, anche se poi c’è da dire che credibilmente  questo atteggiamento modenese si rivela il più fruttifero nel raggiungimento di alti traguardi economici.

Siamo così di fronte ad una città dove l’homo economicus è più avanti del problematico homo sapiens e dove quest’ultimo fatica a tenere il passo rispetto al primo ed ad interpretarne o a suggerirgli percorsi virtuosi.

Sulla carta tutto è chiaro per mostrarci che molti conti non tornano.

Non tornano i quasi sessant’anni ininterrotti di governo dei “rossi” usati per costruire la più borghese e capitalista tra le nostre città.

Non tornano per il fatto che una opposizione non è riuscita a garantire una alternanza di governo in tutto questo tempo: sessant’anni di non alternanza che, a prescindere dal colore della sua composizione, non fa bene alla democrazia, alla formazione della sua classe dirigente, in sintesi non fa bene alla città.

Non tornano per questo immobilismo in una città dove è senz’altro presente e articolato l’intervento di forze significative, le più diverse e pluraliste: dalle molteplici associazioni di categoria, alle cooperative, alla incredibile presenza di gruppi di volontariato della società civile. Uno si immagina una città sovrastata da questo brusio che scaturisce dal continuo interloquire tra questi protagonisti. Al contrario si odono le voci quotidiane di un copione che è impiegato e ripiegato a risolvere i propri affari interni come se interagire, fare progettualità, sollecitare smuovere da una sonnolenza sempre in agguato, debba essere frenato da un imperativo preminente sa’s ciapa?

La popolazione invecchia e, senza ricambio, con essa la sua classe dirigente.

Non credo sia normale fermarsi a leggere questi dati senza reagire.

L’homo economicus senza l’illuminato supporto dell’homo sapiens prima diviene obeso poi pericolosamente affetto da bulimia. Prospettiva non accettabile per nessuna città moderna, Modena compresa.

Un tempo i fermenti scaturivano dalle parrocchie, dai circoli collaterali ai partiti, dalle esperienze di aggregazioni o associazioni. I giovani si interessavano, dibattevano, s’impegnavano e ricercavano la via per un futuro migliore….

 

Oggi si va oltre!

Oggi al posto dei cattolici, alla politica ci pensa la Conferenza Episcopale, e i cattolici che si interessano di politica, si guardano bene dal dirlo; i vari gruppi di interesse ed i poteri forti hanno come portavoce i giornali locali; la società ha delegato ai burocrati di partito la proposta politica ed ai funzionari l’esercizio del potere.

Non è però cambiato nulla sul fronte sa’s ciapa?

Mi auguro di leggere spiragli di luce rivolti a illuminare un nuovo giorno anche per Modena.

 

 

 


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