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Società - 22 novembre 2005
Il carcere di Castelfranco Emilia

  Marzo 2005. Sui media locali si scatena una furibonda polemica sulla destinazione del penitenziario di Castelfranco Emilia (Forte Urbano). Cosa è successo? In realtà, nulla; l’esistenza della casa di reclusione di Castelfranco è pressoché ignota a tutti. Però basta un allusivo articolo sul quotidiano “La Repubblica” per fare divampare il fuoco della contestazione. I fogli locali si riempiono di dichiarazioni allarmate di questo o di quel politico: a Castelfranco si sta costruendo un lager e nessuno ci ha detto niente. Scendono in campo persino i sindacati (che non si capisce perché si occupino di edilizia carceraria, ma tant’è); si sprecano i tavoli tecnico-politici.

Si diffonde la notizia che il carcere, il Forte Urbano, sarà privatizzato e che probabilmente sarà gestito da Muccioli della Comunità di San Patrignano. E’ naturalmente una bufala: per arrivare a questo occorrerebbe un lavoro parlamentare di anni, anche perché serve modificare la Costituzione. Alla resa dei conti, è più probabile che venga eletto papa Fausto Bertinotti. In realtà si sta semplicemente discutendo del come realizzare un centro di recupero per detenuti tossicodipendenti, idea apprezzabile, da difendere, nata una decina di anni addietro, Invece la notizia della privatizzazione viene presa per buona; e quando a Castelfranco, in aprile, una batteria di ministri e autorità varie vengono ad inaugurare il nulla – sì perché il progetto che prevede la custodia attenuata per tossicodipendenti è ancora adesso in fase di studio ed occorrerà parecchio tempo prima che prenda il via – vengono inscenate manifestazioni contro un obiettivo che non esiste. Anche perché la riuscita del progetto dipenderà in larga parte dalla magistratura di sorveglianza, l’oste con cui prima o poi vanno fatti i conti.

Piuttosto un fatto preoccupante per la salute del Paese – è cioè la pubblica e sgarbata minaccia del ministro Castelli ad un giornalista – non viene stigmatizzata; altrove quel ministro sarebbe già stato mandato a casa.

Insomma, Castelfranco, provincia di Bologna, ma il Sud America sembra a due passi

 


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