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Religioni - 18 ottobre 2005
Ingerenza e competenza


All’inizio di questo millennio dobbiamo constatare che rivivono ancora personaggi per lo più poetici, che sentendosi dei rambo della parola, non tacciono mai e vogliono sindacare e disquisire su tutto.
Il loro tasso di “libido loquendi” si innalza particolarmente quando possono tappare la bocca alla Chiesa cattolica e al personale che opera in questo ente morale.
Per citare la Chiesa conoscono un unico e solo termine: “ingerenza”.
Vocabolo che ripetono noiosamente da anni come robots, per avvertire la Chiesa che non deve interessarsi di “cose che non la riguardano”.
Si vorrebbe imbrogliare la Chiesa e ridurla al silenzio.
La Chiesa deve parlare solo di Cristo, dei santi, e annessi.
Boeitica, famiglia, scuola, caduta di stile e moralità  nella vita pubblica, dissanguamento spirituale ad ogni livello, sono strade che la Chiesa non deve percorrere.
Il mandato specifico della Chiesa invece, ironica per costoro, è proprio la parola. “Andate e annunciate a tutti” e ancora “Fides ex auditui”.
La Chiesa respira a due polmoni come tutti.
Questa Chiesa che non ha tremato davanti a Hitler, che non ha avuto paura di Stalin, di Mao, di Amin e di tutte le cordate di questi patetici “silenziatori della Chiesa” si può pensare che si arresti davanti ai nuovi intervalli?
Il compianto martin luther king dichiara: “Non è grave il clamore chiassoso dei violenti e dei superbi, bensì il silenzio spaventoso e incomprensibile delle persone oneste”.
La Chiesa, da sempre, alza il velo mostrando e denunciando con voce forte il “diritto al sopruso” attualmente in atto con tutti gli ambiti dell’esistenza umana.
Viviamo in un contesto sociale, nel quale tutto viene dimostrato, esibito in barba alla privacy! Vengono, al contrario, taciute, camuffate e tollerate le nuove schiavitù.
I nuovi schiavisti, sono gli sfruttatori senza remore di donne, bambini resi strumenti di sesso ignobile, lavoro forzato, appetiti disgustosi propinati da quella rete, in sé positiva, che reca il nome di internet. Alzi la mano chi non prova una atroce indignazione di fronte a tale defluire di un rivoltante liquame. Una istituzione diffusa  in larga parte del mondo, come la Chiesa, dovrebbe tacere? Tali sconvolgimenti etici, sociali e di costume devono generare una “globalizzazione della vergogna“.
Formiamo barriere tutti contro uno stile e un ritmo esistenziale che non accenna ad arrendersi nella sua eccellente banalità!
Evitiamo questo “tsunami” che rischia di travolgerci in massa e compromette seriamente il futuro dei nostri giovani. Restauriamo l’habitat del nostro vivere per non dover ricorrere, in tempi abbastanza ravvicinati, a una coatta respirazione artificiale. 


Don Achille Lumetti
 Parrocchia Madonna di Sotto
Sassuolo
 


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