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Politica locale e nazionale - 15 giugno 2011
Cuba Libera

A CUBA NON SI TORTURA,

 

Una delle più grandi menzogne che Castro I dice e Castro II ripete.

I cubani non possono parlare con i morti, nemmeno con i sopravvissuti. Alcuni appartengono già all’aldilà, gli altri vivono in esilio, alcuni vivi, altri morti.

Loro avrebbero menzionato almeno le celle d’isolamento o la GAVETTA dove non ci starebbe nemmeno un uomo seduto e tantomeno in piedi, o la tortura psicologica ed il ricatto dei familiari.

 

A CUBA NON SI UCCIDE

 

Sono molti i testimoni di fucilazioni sommarie o senza processo. Quelle descritte nel libro di Pedro Corzo, edito in Italia dalla casa editrice Spirali, che risalgono ai primi mesi della rivoluzione. 

Il libro di padre Arzuaga racconta le storie e le memorie dei cubani del carcere di La Cabana a La Habana, dove Che Guevara ordinava le fucilazioni degli imputati ancora prima del processo.  Padre Arzuaga, un cappellano che, perduta la fede gettò la veste del sacerdozio e pagò così nel corso degli anni il suo debito con i cubani fucilati, dedicando loro un libro, dando voce ai loro cadaveri.

Così proclamava il tenero argentino Che : “Ascoltate pure l’imputato, se volete, ma l’importante non è l’argomento, bensì se conviene uccidere”.

Altrettanto faceva Raul Castro a Santiago de Cuba: un giorno si divertì a ordinare ai condannati di aspettare la morte sul bordo di un canale nei pressi del fiume S.Juan per evitare alle vittime la fatica di scavarsi la fossa.

 

PIU’ DI 77.000 CUBANI HANNO PERSO LA VITA NELLO STRETTO DELLA FLORIDA

 

Si stima che ogni quattro persone che scappano su fragili imbarcazioni, almeno uno perisce.

Tre storie drammatiche avvenute tra Cuba e Miami, potrebbero dimostrare la dimensione del dramma. La prima, nei pressi del fiume Canimar, vicino a Varadero, spiaggia sfruttata dagli stessi stranieri (che ci negano l’aiuto e per giunta ci smentiscono, quando raccontiamo il nostro terribile dramma).

Nel 1980 un gruppo di cubani tentò di scappare su una barca e il governo, tramite il segretario del partito della provincia di Matanzas, Julian Rizo, ordinò di sparare : la maggior parte delle persone a bordo perirono.  Nessuno ne parlò.

La seconda tragedia accadde il 13 luglio 1994, su una barca chiamata “13 marzo” (13 è un numero fatidico, usato da Castro per le sue delicate manovre).

Questa volta il crimine fu più orrendo, perché su questa barca morirono più di venti bambini, il più piccolo aveva solo sei mesi.

Ma la vicenda è ancora più  tragica perché la guardia costiera cubana fece affondare la barca senza ascoltare le madri che pregavano i poliziotti di salvare almeno i loro figli.

La terza avvenne il 24 febbraio 1996, quando tre piccoli aerei dell’associazione Hermanos al Rescate che sorvolava le acque internazionali vennero abbattuti dalla Forza Aerea cubana nel momento in cui l’opposizione aveva indetto il Consiglio Cubano, un tentativo di concentrare le forze dell’opposizione.

Il governo arrestò tutti i partecipanti.

 

PERCHE’ I CUBANI CERCANO DI SCAPPARE RISCHIANDO LA VITA ?

 

Semplicemente perché il paradiso socialista è invivibile e preferiscono trovare la libertà dopo la morte, piuttosto che vivere come schiavi.

Alla fine del mese di febbraio 2010 una parte della nazione cubana si è commossa per la fine eroica  di uno dei suoi figli, Orlando Zapata Tamayo, detenuto in carcere perché colpevole di reato di opinione.  Zapata non era stato condannato insieme al gruppo dei “75” nel 2003, bensì qualche mese dopo. Perché ?  Perché il regime lo aveva sottovalutato e discriminato.  Menzionando i più noti, il regime tentava di far credere ai cubani e al mondo intero che coloro che avevano processato con un giudizio sommario erano agenti della CIA e che Zapata era un delinquente comune, un semplice muratore. Nel 1999 l governo emanò una legge (legge 88, chiamata “mordaza”, cioè legge del bavaglio).

Con questa legge si voleva non solo giustificare le proprie azioni, ma anche proteggersi dalla critica internazionale.  La normativa in questione condanna i dissidenti per il presunto delitto di collaborare con il nemico e di mettere in pericolo la sovranità nazionale.  La legge include anche gli stranieri che raccontano gli avvenimenti di Cuba, accusandoli di propaganda contro l regime.  Motivo per cui i corrispondenti a Cuba esitano a pubblicare le notizie più compromettenti per il regime.

Zapata non è stato il primo a morire nell’isola dopo un lungo sciopero della fame :14 anime lo hanno preceduto.

 

NON ESISTE OPPOSIZIONE, SONO MERCENARI O AGENTI DELLA CIA

 

Con questa assurdità, Castro accusa i suoi oppositori.  Nondimeno, con gli stessi metodi con cui costrinse molti cubani a combattere Batista, un gruppo di oppositori hanno lottato contro di lui negli anni tra il 1960 e 1966, soprattutto sui monti dell’Escambray .  Prima disse al mondo che coloro che lo combattevano erano dei banditi, definendo quel periodo storico “lotta contro i banditi”.   Trattò i suoi ex compagni con metodi brutali e, privo di qualsiasi etica, mandò i loro familiari e i loro amici in campi di concentramento nella provincia di Pinar del Rio,  con un processo di dislocamento che chiamò “pulizia di Escambray”

Con questa stragia , impediva ai partigiani di rifornirsi di armi, cibo e medicinali.  Di tutto ciò il popolo non sa nulla.

Quando Castro ebbe compiuto la sua azione di sterminio di coloro che un tempo erano stati i suoi compagni, a Cuba regnò il terrore, quindi il silenzio, fino al 1976, quando dal carcere Gustavo Arcos, compagno di Castro nell’assalto alla Caserma Moncada nel 1953, Ricardo Bofil e altri fondarono la prima organizzazione per i diritti umani in epoca castrista : ll Comitato Cubano per i Diritti Umani.

 

Da ALLORA SONO DECINE LE ORGANIZZAZIONI DI DIRITTI UMANI NATE A CUBA, MA SONO ILLEGALI E MOLTO DEBOLI.

 

Castro e i suoi complici continuano a negare l’evidenza, l’opposizione al suo regime, dicendo che coloro che lo contestano sono mercenari.

Un classico per l’Antologia dell’orrore. Il regime, in un’azione “Captatio benevolentia” con importanti istituti internazionali, ha liberato una parte dei 75 dissidenti incarcerati nel 2003 ; coloro che non hanno accettato le condizioni del regime sono agli arresti domiciliari. Ora il castrismo processa di meno ma allo stesso tempo arresta e reprime brutalmente la dissidenza.La morte recente di Soto Garcìa è un chiaro esempio di ciò che affermo.

 

Carlos Carralero

carralero@ragionpolitica.it

 

Nonostante il poco spazio disponibile invito a leggere per intero l’articolo soprattutto gli amici di Bice che qualche volta si dimenticano di dare una priorità alle cose davvero importanti, a quasi 50 anni dalla rivoluzione,  nel 2011 il popolo cubano non ha ancora ottenuto la libertà.

 

 Circolo della Libertà


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