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Medicina - 13 dicembre 2005
Il veleno dei serpenti e le sue proprietà curative

 serpente.gif I serpenti velenosi hanno sviluppato una delle più efficaci arma di caccia e di difesa del regno animale. Il veleno è costituito da un complesso di circa 26 enzimi, peptidi, fattori di crescita e si conoscono due tipi in generale  di tossine: le neurotossine e le emotossine. I veleni neurotossici di serpenti come il cobra, il mamba, il serpente di mare, agiscono a livello del sistema nervoso centrale della vittima immobilizzandola e provocando un arresto cardiaco spesso accompagnato da difficoltà respiratorie. I veleni emotossici , impiegati in particolare dalla famiglia delle viperidae, esercitano la loro funzione sul sistema circolatorio e sul tessuto muscolare provocando gangrena, perdita permanente delle capacità motorie tanto da necessitare spesso di un’amputazione dell’area coinvolta.Esistono circa 20 enzimi tossici, che non sono mai presenti tutti in contemporanea, ma in combinazioni di 6-12 enzimi all’interno di un certo veleno. Alcuni esempi sono: la colinesterasi  che attacca il sistema nervoso, causando un rilassamento muscolare, in modo da impedire le reazioni volontarie della preda; la fosfodiesterasi responsabile dei danni a livello cardiaco e del brusco calo di pressione; le proteinasi che favoriscono la digestione e la necrosi tessutale; la ialuronidasi che stimola un rapido assorbimento degli altri enzimi da parte della vittima e l’aminoacidossidasi che aiuta i processi digestivi (fa assumere al veleno il caratteristico colore giallo chiaro).

Il 15% delle oltre 3000 specie di serpenti sono considerate pericolose per l’uomo.   Tuttavia recenti studi riguardanti la composizione chimica del veleno hanno messo in evidenzia sostanze benefiche per la salute dell’uomo come per esempio degli  anticoagulanti, interessanti per la cura di malattie cardiocircolatorie. Il Professor Francis Markland, dell’ University of Southern California di Los Angeles,ha condotto degli studi sul veleno del serpente Southern copperhead, dal quale sono state ricavate  delle sostanze dette disintegrine e in particolare la contortrostatina (CN) che, mediante un’iniezione intratumorale ,  ha dato esiti positivi nella cura di topi immunodeficitari in un modello di trapianto eterologo di cellule cancerose mammarie umane . La tossina del serpente era stata chiusa all’interno di memebrane liposomiali con lo scopo di aumentare la loro presenza in circolo accumulandosi passivamente nel contesto del tessuto tumorale ed agisce inibendo l’angiogenesi quindi il rifornimento di nutrienti e, di conseguenza, la crescita della massa tumorale circa nel 70% dei casi esaminati.CN è più complessa rispetto alle disintegrine di altri veleni e limita inoltre l’invasività e l’adesione delle cellule tumorali nel tessuto circostante .

In una ricerca di  Correa e collaboratori su cellule di melanoma ha dimostrato come il veleno di  Bothrops jararaca era in grado di sopprimere la crescita di cellule murine melanomatose per mezzo di inibitori di metallo proteinasi chiamate disintegrine . Dalla specie calloselasma rhodostoma si ottengono due tipi di tossine kistrin e ancrod che bloccano l’attivazione delle pistrine e quindi la cascata coagulative.

Eble e collaboratori estrasse un altro componente dal veleno la rhodocetina che agisce come una disintegrina impedendo in tal modo la diffusione stromale delle cellule tumorali e la loro potenziale invasività metastatica Le medesime disintegrine sono in fase di sperimentazione nella cura del tumore al polmone. Il problema  dell’ equipe di Markland consiste nel fatto che per condurre dei cicli di sperimentazione, o dei trattamenti clinici anche sull’ uomo,  servono ingenti quantità di veleno e occorrerebbero tutti i serpenti del mondo, si sta perciò cercando una soluzione mediante l’ingegneria genetica facendo produrre a dei batteri queste disintegrine. Pertanto il concetto di curare il cancro bloccandone il supporto vascolare è senza dubbio attraente, ma non sembrerebbe costituire il vero meccanismo vincente della crescittas delle cellule tumorali, che , immortalizzate nella loro proliferazione, potrebbero comunque sopravvivere e riprodursi a dispetto del blocco nella formazione di nuovi vasi. Queste ricerche comunque gettano nuova luce sul delicato bilancio tra coagulazione e proliferazione tumorale che già negli studi condotti con anticoagulanti dall’equipe del Prof Garattini presso l’istuituto Mario Neri negli anni 70 avevano adombrato un effetto inibitore sulla duiffusione di metastasi tumorali sperimentali Rimane affascinante l’ipotesi di una tossicità intrinseca sulle cellule dovuta al veleno che è comunque letale per le specie aggredite dai serpenti proprio attraverso la interazione col meccanismo coagulativo.

 

La Malayan pit vipera e African saw-scaled vipera hanno delle disintegrine nel loro veleno in grado di inattivare l’azione di alcune proteine dette integrine che si trovano sulla superficie delle cellule,sia tumorali che piastrine, permettendo loro di aggregarsi. Mediante il veleno di serpenti sono stati identificati i  recettori di superficie piastrinici che difficilmente potevano essere scoperti con altri metodi molecolari. Alcuni ricercatori scoprirono che nelle persone morse da queste vipere veniva impedita la coagulazione del sangue. Basandosi su questa osservazione sono state estratte queste disintegrine che attualmente sono utilizzate nella produzione di farmaci che impediscono la formazione  dei coaguli sanguigni, bloccando l’aggregazione delle piastrine,e favorendo una migliore circolazione sanguigna. Queste sostanze  potrebbe dare buoni risultati nel trattamento delle persone colpite da infarto cardiaco e da ictus.

 

Delle proteine provenienti dal veleno di alcuni serpenti brasiliani i pygmy rattlesnakes  e la  vipera Bothrops jararaca sono state utilizzate per produrre dei farmaci  inibitore del sistema enzimatico  siglato ACE  che abbassano la pressione sanguigna. Alcuni ricercatori nel 1970  notarono che all’interno del veleno vi era una sostanza capace di bloccare la principale azione del sistema enziamtico  ACE che consiste nel promuovere la produzione di angiotensina II, che, insieme alla renina controlla la pressione arteriosa.Questi farmaci sono in grado di abbassare l’ipertensione anche mediante una vasodilatazione senza aumentare il rischio di sviluppare malattie renali o il diabete.


cobra.jpgDai cobra sono stati estratti degli enzimi che potrebbero avere una funzione nella terapia di malattie come il Parkinson e l’ Alzheimer. Dal  serpente Naja kaouthia   è stato isolato il fattore di crescita nervoso (NGF) costituito da 116 aminoacidi, che è stato tagliato in vari frammenti, tra i quali il più reattivo nel favorire la crescita dei neuriti è stato chiamato Adesh. Si pensa che alla base delle malattie neurodegenerative vi sia un’ inadeguata produzione di fattori neurotropi con l’avanzare dell’età.   Infatti i livelli di NGF nei topi dipende dall’età. Adesh ricavato dal veleno, mima le stesse proprietà biologiche del NGF. Questo peptide può essere prodotto in abbondanza e contribuire alla creazione di un trattamento terapeutico efficace per la cura dell’ Alzheimer. Inoltre Adesh, dato il basso peso molecolare, può attraversare la barriera endoteliale a livello cerebrale stimolando la produzione di NGF. Su dei topi anziani a cui veniva somministrato per via orale questo peptide aumentavano i livelli di NGF in tutti gli organi, ma soprattutto a livello del cervello, dei muscoli e dei testicoli. Questi sono anche gli organi più colpiti dalla sindrome di Down. Alcuni bambini affetti dalla sindrome di Down  trattati con Adesh hanno dimostrato un miglioramento delle capacità fisiche, vocali, di apprendimento e di memoria.

 

Nel veleno di Naja kaouthia species del cobra della Tailandia hanno trovato una nuova proteina chiamata Herp capace, in coltura, di inibire l’ effetto citopatico degli Herpes virus umano 1 ed herpes virus 2. Si tratta di virus diversi geneticamente ma che finora erano difficili da distinguere a livello cellulare . Se le cellule vengono pretrattate con Herp  i recettori di membrana per gli Herpes virus vengono bloccati, limitandone l’infettività. Inoltre questa proteina non è tossica per le cellule che non sono state infettate.

 

Dal veleno di alcune vipere sono state ricavate delle molecole che hanno degli effetti rilevanti nella cura dell’osteoporosi e che riducono la proliferazione delle cellule tumorali.

In uno studio sulle proprietà antitumorali del veleno di  Echis coloratus inoculato su delle cellule di  Ehrlich ascites carcinoma (EAC) è emerso un evidente riduzione della crescita del tumore e una diminuzione del numero di cellule EAC.

Nella composizione del veleno del red-necked spitting cobra sono stati scoperti degli enzimi capaci di  rompere la membrana cellulare, che, se iniettati direttamente in una zona affetta dal cancro,per esmpio melanoma, possono favorire una graduale distruzione delle cellule tumorali.Il vantaggio di utilizzare delle tossine che derivano dal veleno di serpenti sta nel fatto che sembrano agire solo su certi tipi di cellule, a differenza di ciò che accade con molti chemioterapici e farmaci che non distinguono le cellule tumorali dalle altre cellule sane, provocando una grave debilitazione del paziente.  

 

Delle circa 650 specie velenose 10 tra quelle mortali vivono in Australia che si prefigge come una buona base per nuovi esperimenti. Dal Australian taipan snake Oxyuranus s. scutellatus è stato isolato l’RVI un potente inibitore della replicazione dei virus a RNA , come l’HIV, i rotavirus, i virus dell’influenza C . I  risultati positivi in vitro fanno ben sperare per un trattamento terapeutico non tossico per le malattie causate da questi virus.

 

Del resto, nella storia della farmacologia italiana sono stati utilizzati diversi prodotti  ( alcuni tuttora in uso  in paesi esteri ) come il reptilase e il botropase,  con la funzione di attivare la coagulazione del sangue nei soggetti con emorragia in atto o a rischio di emorragia; il perfezionamento  dei meccanismi della coagulazione e  soprattutto la produzione di sostanze pure che intervengono a correggere determinati squilibri  ben identificati ne hanno fatto decadere  l’utilizzazione, senza peraltro sopprimere l’interesse scientifico.

Mirabile è comunque la sapienza della natura, che nel difendere una specie  nella lotta per la sopravvivenza, ha nel contempo offerto alla specie piu’ elevata  e raziocinante , quella umana ,l’opportunità di adottare quei meccanismi, per proteggersi e sopravvivere piu’ a lungo.

Il concetto , specie in campo oncologico, che ci  aveva indotto  tra i  primi a  tentare un utilizzo     del veleno di serpente nella cura dei tumori dieci anni fa, era proprio scaturito dalla intuizione, che , se la Natura ( il Creatore ) ha  creato nei serpenti questo meccanismo per sopprimere altre specie,  probabilmente, esso era talmente complesso e perfetto da potere sopprimere anche l’aberrante “Specie” del cancro, una sorta di tessuto  vivente e proliferante incistato  subdolamente nella razza umana ( e non solo ): di qui l’analisi biochimica dei meccanismi d’azione, attingendo a un pool di veleni  preparato dal principale centro vaccinogeno Malesiano. L’altro aspetto affascinante  di questa ricerca  è stato lo studio  della selettività, in questa ipotetica cura, per non mettere a repentaglio la vita del paziente durante il trattamento e colpire  mortalmente bersaglio oncologico , risparmiando la vita dell ‘uomo trattato: abbiamo  così identificato , in laboratorio dei valori –soglia di trattamento  e dei trattamenti mirati direttamente  alle masse tumorali con cateterismo selettivo dei loro vasi arteriosi, ottenendo risultati particolarmente  interessanti  con il veleno di CALLOSELLASMA . Tali ricerche sono state interrotte, per mancanza di finanziamenti,  non giungendo ad avere dati sufficiente per una pubblicazione scientifica adeguatamente documentata mentre nel frattempo altri contributi di diversi  Autori,  specie in tumori sperimentali accrediterebbero  questa ipotesi .

 Un aspetto piu’ naive dell’uso di serpenti riguarda infine i trattamenti omeopatici , che  fanno riferimento storico  e sviluppano la tesi del MITRIDATISMO .

Mitridate re del Ponto, per timore di esser avvelenato  dagli intrighi di palazzo si sorbiva tutte le mattine un  piccola pozione di veleno, a scopo corroborante, e  senza saperlo , dato il secolo in cui visse , inducendo una batteria di enzimi epatici in grado di disintossicarlo da dosi ben piu’ forti e potenzialmente di anticorpi neutralizzanti

 Nelle cure omeopatiche il prodotto LACHESIS estratti dal veleno di cobra viene usato per curare numerose affezioni. Lachesis è il veleno di un serpente del Sud America, il Lachesis Mutus o Trigonocephalus o Surrucucu. E' stato sperimentato per la prima volta da Costantino Hering di Philadelphia, allievo di Hahnemann, nel 1928. Le cronache del tempo raccontano che Hering rischiò la morte per la violenza e la subitaneità dei sintomi durante la sperimentazione. vipera.gif

Le indicazioni principali del trattamento omeopatico riguardano patologie venose  superficiali e profonde, disturbi del ritmo cardiaco ed anche alcune condizioni psichiche di ansia e depressione. Com’è noto la biotipologia di un candidato a un trattamento omepatico presente caratteristiche connotazioni costituzionali e psicorganiche, onde il trattamento terapeutico va finalizzato alla personalità del soggetto da  trattare. Il biotipi Lachesis sono  per esempio intelligenti, articolati e creativi.Tendono ad essere gelosi nelle relazioni e possono essere particolarmente sospettosi, vendicativi ,sfruttano la debolezza degli altri per i loro vantaggi ed hanno spesso i capelli rossi .Da notare la singolarità di questa forma di indicazione biotipologica che appare del tutto empirica ed inspiegabilmente  “fantasiosa”

 

Purtroppo ogni anno aumentano le specie di rettili in via d’estinzione.Considerando le grandi potenzialità curative nascoste nei veleni di serpenti  risulta davvero essenziale proteggere queste creature e i loro habitat naturali: conservare la preziosa biodiversità può davvero aiutare anche l’uomo.

Redatto in collaborazione con Lucia Palmieri

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