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30 luglio 2020
Ambiente. Gibertoni (Misto): “la Giunta vieti l’uso del glifosato nel territorio regionale”



La consigliera modenese, a seguito delle notizie stampa apparse pochi giorni fa, chiede azioni puntuali da parte della Giunta per bandire il glifosato dal territorio regionale per puntare decisamente verso l’agricoltura biologica o su “metodi di produzione rispettosi per l’ambiente e la salute”
 

Parlare di glifosato oggi, in Italia come nel resto del mondo occidentale, significa entrare in un ambito di scontro molto acceso che forzatamente va a parare sui modelli produttivi agricoli e sugli effetti causati dall’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura.

Giulia Gibertoni (Misto) ritorna sul tema rifacendosi ad un recentissimo articolo comparso sulla stampa nazionale in cui la direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini informava come l’istituto sito alle porte di Bologna -riporta la consigliera- “è in procinto di concludere e presentare i risultati del più grande studio integrato mai eseguito sul glifosato e i suoi formulati”.

Rifacendosi ad ampi stralci dell’intervista uscita lo scorso 27 luglio, la consigliera modenese ricorda come “gli effetti di interferenza endocrina sull’assetto ormonale dei nascituri e dei neonati che lo possono assumere attraverso la madre durante la gestazione o attraverso il latte materno alla nascita. Queste esposizioni permangono poi per tutta la vita, come dimostrato dal fatto che il glifosato e l’AMPA (suo prodotto di degradazione) vengono ritrovati nelle urine dei cittadini di tutte le età e che la nostra agenzia per l’ambiente ISPRA ci dice essere il maggior contaminante delle acque di superficie”.

Citando poi tutta una serie di esperienze attuate da altri enti regionali per identificare percorsi alternativi dall’uso del glifosato ed una serie di atti assembleari presentati, Gibertoni sottolinea come la direttrice dell’Istituto Ramazzini ed il Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” siano tra i “maggiori esperti a livello mondiale nella ricerca tossicologica-oncologica orientata all'identificazione delle cause di malattie ambientali, particolarmente quelle correlate ad esposizioni lavorative o nell’ambiente”. Queste persone e strutture, illustrando la situazione generale sull’utilizzo del glifosato nel nostro paese e a livello comunitario hanno affermato -cita la capogruppo- “che l’Italia, come dicevo, ignorando le conseguenze delle proprie decisioni, si fa guidare nelle scelte piuttosto che dalla sostenibilità ambientale, da quella economica”.

Stante la situazione attuale ma soprattutto considerando il fatto che l’attuale autorizzazione del glifosato è prossima alla scadenza, tanto che è già in corso il complesso iter per il rinnovo a livello europeo, la consigliera del Gruppo Misto chiede alla Giunta di tenere in debito conto le rilevanze scientifiche recentemente emerse per le quali “noi non siamo in grado di stabilire una dose senza rischio, soprattutto per quelle categorie della popolazione più suscettibili, come donne in gravidanza e bambini”.

Ecco quindi la richiesta di “eliminare a livello regionale l’erbicida glifosato dai Disciplinari di Produzione Integrata, evitando l’assurdità che la sua produzione, di fatto, sia finanziata da fondi pubblici, ad estendere le aree pubbliche al cui interno e nelle cui vicinanze ne sia proibito l’uso, a puntare decisamente in direzione di una transizione dell’agricoltura regionale verso il biologico e comunque verso metodi di produzione rispettosi per l’ambiente e per la salute, con un veloce passaggio ad una fase dove gli agrofarmaci più tossici vengano, via via, sostituiti da prodotti naturali e da pratiche agricole che ne aboliscano l’uso”. In aggiunta all’articolato apparato di esortazioni avanzate, Gibertoni chiede anche che la Giunta dimostri concretamente il proprio sostegno verso istituzioni come il Ramazzini “così prestigiose dal punto di vista scientifico, anche finanziando in maniera trasparente la ricerca indipendente, vero e proprio investimento su un migliore futuro delle nostre comunità”.


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