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Ambiente - 09 giugno 2011
Modena – Sotto la Ghirlandina fino a 10 gradi in più che in campagna

Si chiamano ‘isole urbane di calore’ e provocano picchi più significativi del surriscaldamento globale. Il fenomeno studiato da un progetto europeo coordinato da ARPA. Presentazione oggi al San Carlo

 

C’è un “cambiamento climatico” che sperimentiamo tutti quanti, ogni giorno. Un “surriscaldamento globale” in sedicesimo che colpisce tutti coloro che vivono in città. Cioè, in EmiliaRomagna, il 78% della popolazione. Si chiama “isola urbana di calore” e provoca un innalzamento della temperatura, soprattutto in alcune stagioni e in alcune ore del giorno, fino a 10 gradi centigradi rispetto alla campagna. Un fenomeno che ora un progetto europeo, di cui è capofila l’Arpa (Agenzia regionale prevenzione e ambiente) dell’EmiliaRomagna, vuole approfondire, mettendo sotto la lente quel che accade in alcune metropoli e concentrazioni urbane, tra cui quella che si estende da Modena a Bologna.

Il progetto si chiama Urban Heat Islands e si propone di individuare modalità e strategie per contenere il fenomeno. “In molti casi – spiega Stefano Tibaldi, direttore generale di Arpa EmiliaRomagna – l’urbanizzazione può incidere sul clima locale di una città più intensamente e più rapidamente di quanto non faccia il riscaldamento globale”. La colpa? Di una serie concomitante di fattori: si va dai materiali utilizzati nelle aree urbane, cemento e asfalto innanzitutto, che assorbono calore più che rifletterlo alla carenza della vegetazione che è una superficie evaporante naturale; dall’aumento della superficie esposta a causa della ‘verticalità’ dei palazzi all’alto livello degli inquinanti che possono ridurre la ‘fuga’ di calore dall’atmosfera e al calore dissipato dagli impianti di riscaldamento o di condizionamento.

Il risultato, comunque, è sempre e uno solo: la creazione di un’isola di calore. Un’isola che cambia nel corso dell’anno e con il passare delle ore. “I picchi d’intensità – spiega il direttore dell’Arpa – si verificano nelle stagioni estiva e invernale e durante la notte. Per quel che concerne il ciclo quotidiano, infatti, l’isola di calore si sviluppa gradualmente nel tardo pomeriggio e in serata e raggiunge la sua massima intensità nel corso della notte quando può arrivare a un’intensità di 10 gradi centigradi e oltre, secondo una rilevazione compiuta in centro città e ad Albareto. Mentre in campagna le superfici si raffreddano per irraggiamento sviluppando un’inversione termica, l’area urbana conserva una temperatura più alta dando vita a quel che in gergo si chiama uno strato rimescolato notturno”.

Il progetto europeo durerà 36 mesi coinvolgendo 17 partner istituzionali e scientifici di sei diversi Paesi (Austria, Germania, Polonia, Slovenia, Ungheria e Repubblica Ceca) oltre all’Italia. Insieme si studierà il fenomeno in alcune capitali, tra cui Vienna, Budapest e Praga ma anche nelle aree urbane di ModenaBologna e di VeneziaPadova. Obiettivo: sviluppare una migliore conoscenza del fenomeno ma anche avviare un network transnazionale per monitorarne l’andamento e definire alcune strategie di mitigazione – dalle modalità di costruzione degli edifici alla disposizione di strade e parchi – o di adattamento, come la predisposizione di sistemi di allerta bioclimatica e l’organizzazione di servizi di assistenza per gli anziani.

Il progetto Urban Heat Islands sarà presentato oggi pomeriggio alla Fondazione San Carlo nel corso di un convegno che sarà aperto tra l’altro dai saluti dell’assessore provinciale alle infrastrutture e sviluppo delle città e del territorio Egidio Pagani. Al termine di alcuni interventi che esamineranno il fenomeno e le strategie di pianificazione urbana e territoriale conseguenti, chiuderà i lavori una tavola rotonda nel corso della quale saranno presentate le esperienze di Praga, Stoccarda, Lubiana e Vienna.

 

Per ulteriori informazioni

 

DemocenterSipe 

 


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