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Politica locale e nazionale - 01 maggio 2011
“Tre domande a Modena Attiva”

Il segretario cittadino del Pd Boschini replica alle dichiarazioni dei rappresentanti dell’associazione “Modena Attiva”: chi sono i suoi interlocutori? Quali sono i suoi

rapporti con il Pd? Si tratta di un’associazione o di un movimento politico?

 

«Ogni contributo di merito, in una città ricca di interventi e complessa da governare come Modena, non solo è bene accetto, ma è utile. Se poi viene da un’associazione di cittadini, e quindi valorizza il principio della responsabilità, è doppiamente prezioso. Naturalmente lo diventa molto di più quando davvero originale, basato sui dati, e quando non cede ai luoghi comuni.

Detto questo, ci sono alcune cose che non vanno nel modo di porsi di Modena Attiva che dobbiamo far rilevare proprio per aiutare una realtà così ambiziosa, che intende fornire “dieci comandamenti” per il futuro della città, a stare nell’alveo preziosissimo del contributo di merito, non dell’ennesima polemica pubblica cui finisce per ridursi troppo spesso la politica. Una riduzione di cui davvero la nostra città, come del resto tutto il paese, in un momento così difficile, non ha bisogno. Quindi anche questa nostra riflessione, come sempre in questi ultimi mesi, è per tenere alto il dibattito e qualificarlo, non per scadere.

Le osservazioni si riducono a tre punti fondamentali, che se vogliamo possono rappresentare anche tre domande su cui aspettiamo risposte chiare e non ambigue.

Primo: Modena Attiva scelga correttamente i suoi interlocutori, e non faccia scelte strumentali. L’interlocutore di qualsiasi proposta sul futuro della città non è l’assessore Sitta, ma il Sindaco, la Giunta tutta nella sua collegialità, e la maggioranza politica che la esprime, a partire dal Pd che ne è partito prevalente. Perciò basta presentare, strumentalmente, la politica modenese come se l’assessore Sitta ne fosse l’unico play maker. Non è così. La responsabilità di tutto quello che avviene è del Sindaco e della politica che lo sostiene, a partire dal Pd, dai suoi organi, dai consiglieri che votano in Consiglio Comunale.

Secondo: Rapporto tra Modena Attiva e PD. Aspettiamo chiara conferma, o smentita, da parte dell’associazione, in merito a quanto apparso sui giornali, che qualificano Modena Attiva come “fronda del Pd”. Se Modena Attiva è un’associazione libera di cittadini, è del tutto logico (e statisticamente scontato a Modena, dove un elettore su 25 ha la tessera Pd) che vi siano al suo interno iscritti al Pd, anche con passati importanti. Ma se Modena Attiva si qualifica per una missione di “correzione” o “aiuto” alla linea del Pd, è tutt’altra cosa.

Abbiamo notato questa ambiguità anche sul piano verbale, alla prima assemblea di Modena Attiva, quando costantemente si faceva riferimento “ab intra”, da parte di più interventi, al Pd, come se l’interlocuzione fosse all’interno del partito, non dalla città verso il partito. Ce lo chiariscano una volta per tutte, e lo chiariscano soprattutto ai tanti loro associati che col Pd non hanno nulla a che fare.

Terzo: Associazione di cittadini o movimento politico. Sia chiarito una volta per tutte, da un pronunciamento della sua base associativa o dei suoi vertici rappresentativi (se ve ne sono), se Modena Attiva esclude a priori o no l’ipotesi di divenire movimento politico o addirittura lista civica. Su questo i suoi membri hanno dato luogo sulla stampa in passato a pronunciamenti diversi: un partito deve sapere se sta parlando a un’ associazione di cittadini, come un qualsiasi comitato, o a una costituenda forza politica. E’ molto diverso, e lo si capisce bene.

Questi punti sono anche condizioni perché tra Pd e Modena Attiva sia possibile un dialogo: non si dica che è un ultimatum, sono solo ragionevoli considerazioni di buon senso senza le quali non ci si capisce, perché c’è confusione di ruoli e di parti. Nella trasparenza e nella correttezza ci si può parlare, altrimenti diventa difficile. Trasparenza e correttezza che chiediamo doppiamente a chi ricopre ruoli sia nell’associazione, che nel Partito democratico.

Il Pd crede profondamente nel libero confronto interno, e paga per questo tutti i prezzi che ci sono da pagare. Il Pd modenese, come del resto sempre ha fatto, intende ancora di più intensificare il confronto programmatico, come deliberato all’ultimo coordinamento cittadino. Stiamo dando luogo a convegni pubblici di approfondimento (sicurezza, tra poco welfare), e ipotizziamo di preparare una conferenza programmatica, in apporto alla ripresa prossima degli Stati Generali, che chiuderanno proprio sul futuro della città. Proprio perché il Pd è l’unico partito che ha davvero questi spazi interni di discussione (organismi, forum, etc.) ci spieghino una volta per tutte i nostri iscritti di Modena Attiva perché quei luoghi di discussione non vanno bene, e perché è necessario manifestare il proprio dissenso altrove.

Il principio di responsabilità chiaramente riportato dal Codice Etico del Pd individua come criticità il dare luogo pubblicamente a manifestazioni “contro il proprio governo”: soprattutto, aggiungiamo noi, se la libera discussione interna offerta dal partito è così tanta. Forse, e lo valuteranno ancora una volta democraticamente gli organismi dirigenti, qualche volta persino troppa».

 

Ufficio stampa

 


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