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15 novembre 2005
Tolleranza e mistificazione

 

-          Hai visto che sta succedendo in via Quaranta a Milano?

Prissy sa bene di toccare un tasto pericoloso, ma l’occasione è troppo ghiotta: Renzo abbocca quasi sempre a queste provocazioni e finisce col cadere in sproloqui assolutisti.

-          No, so che l’hanno finalmente chiusa. C’è qualche altra novità?

Renzo in realtà “sapeva”, ma aveva in animo, a sua volta, di far cadere la sua akkulturata consorte in qualche contraddizione.

-          La novità è che quei poveracci, privati della scuola e del diritto allo studio, si sono messi far lezione di arabo sul marciapiede.

-          Sul marciapiede? – simula sorpresa Renzo – Pazienza. Fra non molto arriveranno le piogge e l’inverno e il problema si risolverà per via naturale?

-          Cosa intendi dire? Secondo te che cosa dovrebbe succedere quando arriverà l’inverno?

-          Senti Prassede, - quando Renzo la chiama Prassede è come se le lanciasse un avvertimento – abbiamo già discusso qualche tempo fa di questa vicenda, e di altre consimili come la classe  “islamica” dell’Agnesi [1] . Ti ho già spiegato il concetto elementare che chi chiede ospitalità, proprio per il fatto che è “ospitato”, deve attenersi scrupolosamente alle leggi del luogo dove è ospitato.

-          E allora? – Prissy è un po’ stizzita perché Renzo non sta perdendo la calma – Allora che vorresti fare tu? Il Comune di Milano, lo dice anche Sandro Antoniazzi, aveva stipulato un accordo che prevedeva che se la scuola avviava la procedura di riconoscimento l’Assessorato avrebbe concesso una nuova sede adeguata. Oggi il Comune con un voltafaccia vergognoso ed irresponsabile rispetto a quella che ha scritto sostiene che darà la sede quando la scuola sarà riconosciuta: ma come fa ad essere riconosciuta se non ha una sede idonea? [2]

-          Scusa chi è questo Antoniacci dall’eloquio così forbito e tanto amante del congiuntivo?

-          Antoniazzi,  non Antoniacci: è il capogruppo dell’Ulivo del Consiglio comunale di Milano.

-          Ah, capisco. – Ribatte Renzo con voce volutamente pacata – Mi pareva di aver scorto il nome da qualche parte. Ora ricordo: sul Corriere di qualche giorno fa, ho letto che gli ha risposto per le rime l’assessore Simini, sottolineando che “ se la sinistra dice questo si sta ponendo in una situazione di gravissima illegalità. Perché la scuola di via Quaranta è illegale, e lo diciamo da anni. La sinistra sta creando un alibi al contrario a chi non vuole portare avanti il percorso di legalizzazione” [3] . Capisci Prissy? È illegale quella scuola.

Prissy sperava in una minor conoscenza dei fatti da parte di Renzo. Tuttavia ha ancora una freccia nella sua faretra: l’accusa di intolleranza.

-          La realtà è che come sempre tu sei l’emblema dell’in-tol-le-ran-za. Sei intollerante.

-          Spiegami che cosa intendi tu per “intolleranza”, Prissy.

-          Facile, come bere un bicchier d’acqua – si era preparata da tempo Prissy, perché aveva previsto che prima o poi Renzo gliel’avrebbe chiesto -: la tolleranza è la capacità di accettare con rispetto le idee e i principi altrui, anche se sono diversi dai nostri; anche se non li condividiamo. L’intolleranza è il contrario.

-          Bene, allora saprai anche che il termine “tolleranza” ha avuto per lungo tempo una risonanza etica negativa e si riferiva a qualcosa che veniva autorizzato non in quanto di per sé accettabile, ma sulla base di una deroga ispirata a criteri di convenienza pratica o in ossequio alla “ragion di Stato”. Solo con l’Illuminismo il termine acquisì una valenza positiva. Ma può voler dire anche sopportazione eccessiva di ciò che è dannoso, lassismo, incoerenza, autolesionismo. Ne consegue, cara Prissy, che non m’importa nulla di essere considerato intollerante. Inoltre, per tornare al problema di quella “scuola”, ci sono due principi che considero inviolabili. Il principio della salvaguardia delle nostre tradizioni e dei nostri valori e il principio di reciprocità.

-          Non tirare in ballo la geometria, sai che non mi è mai piaciuta. – replica Prissy in leggera difficoltà.

-          L’ospite, lo straniero che viene in casa mia e pensa di rimanerci, viene accolto con simpatia e affabilità a condizione che abbia assoluto e totale rispetto degli usi, dei costumi, delle tradizioni, della religione, in una parola del modus vivendi di chi manifesta la benevola intenzione di ospitarlo. Se non è così la soluzione è molto semplice: se ne torna là, da dove è venuto. Non esiste alcuna legge né divina, né tanto meno umana che mi possa obbligare a tollerare l’intrusione di chi non manifesta sufficiente umiltà e sufficiente rispetto nei confronti di chi lo ospita. Quanto al principio di reciprocità, (reciprocità Prissy, non simmetria): significa che le stesse concessioni che tu ospite straniero mi chiedi devono essere attuate anche nel Paese da cui tu provieni: se chiedi di far venire in casa mia i tuoi imam, muftì ecc.io manderò i miei sacerdoti, i miei vescovi a casa tua. Se mi chiedi di costruire che so, una moschea a Milano, io devo poter costruire una chiesa a Ryad, se costruisci una moschea grandiosa a Roma, io costruisco una cattedrale alla Mecca. Bada bene Prassede: non è che “mi aspetto che tu islamico mi lasci costruire …”: lo esigo. E lo esigo con simultanea contemporaneità. In caso contrario o non si costruisce un bel nulla e non entra alcun imam, oppure te ne torni bel bello là, da dove sei venuto.

Il resto, cara Prissy, sono solo chiacchiere da lavandaie, equilibrismi fonetici: emissioni di suoni privi di alcun significato o, quantomeno, di concatenazione logica. Menzogne rancide barattate per verità.

Ugolino

 20 settembre 2005

 


 

 

 

Qualche notizia vera sulla scuola araba di via Quaranta

 

Milano, 9 settembre 2005

Ad un anno di distanza si riapre la “querelle” della scuola di via Quaranta.

È una scuola, se mi si consente la battuta, che dovrebbe essere tenuta aperta anche solo per avere l’occasione di questa annuale gara ideologica nazionale.

L’anno scorso il tema era la classe “islamica” dell’Agnesi. Ricorderete la questione. Una scuola milanese, l’Agnesi, aveva deciso di ospitare (in accordo con le superiori autorità) l’esperienza di una classe di prima superiore riservata solo a ragazzi di origine araba.

Da alcuni dei massimi intellettuali italiani furono lanciati anatemi contro questa visione separatista. In realtà si trattava (per il periodo di un anno) di fare un’azione di recupero intensivo dei ragazzi che ,avendo studiato prevalentemente in arabo, non erano in grado di inserirsi adeguatamente nelle scuole superiori pubbliche.

La scuola di via Quaranta è sorta più di dieci anni fa come scuola consolare egiziana; alla fine dei corsi, a 14 anni, i ragazzi hanno un titolo egiziano che per il principio dell’equipollenza ha valore anche in Italia: formalmente potrebbero frequentare le scuole superiori italiane, nei fatti non ne sono preparati.

La scuola di via Quaranta non è una madrassa (scuole dove si impara solo il corano salmodiandolo) e neppure una scuola islamica (non si insegna l’islam): si insegnano in lingua araba i programmi scolastici egiziani sui relativi testi.

L’ampliamento delle iscrizioni (oggi circa 400) e soprattutto l’impatto crescente coi problemi di integrazione, hanno fatto capire che questo modello era assolutamente inadeguato.

Si è sviluppato pertanto un processo costante e progressivo di “italianizzazione” e di “legalizzazione”. Ad esempio oggi tutti i ragazzi delle scuole elementari a fine anno si presentano alle scuole pubbliche per l’esame di abilitazione;altrettanto ci si stava preparando a fare per le medie.

Ma certamente la struttura è inidonea ed anche la soluzione istituzionale è fragile.

Da qui la decisione di avanzare la richiesta di una prima forma di legalizzazione complessiva come scuola per stranieri in Italia (la scuola è legalizzata, ma ogni anno gli studenti devono sostenere gli esami pubblici) e successivamente una seconda domanda (ancora da presentare, ma pressoché pronta) di riconoscimento di scuola paritaria per la prima classe elementare, con l’impegno di proseguire poi con le altre classi, come previsto dalla legge.

L’accordo del Comune di Milano – che è dimostrato da lettere scritte – prevedeva che se la scuola avviava la procedura di riconoscimento l’Assessorato avrebbe concesso una nuova sede adeguata.

Qui sta il problema.

La sede di oggi è inadeguata; se la scuola avvia la procedura deve avere una sede idonea (quella del Comune) per avere il riconoscimento.

Oggi il Comune con un voltafaccia vergognoso ed irresponsabile rispetto a quella che ha scritto sostiene che darà la sede quando la scuola sarà riconosciuta: ma come fa ad essere riconosciuta se non ha una sede idonea?

Tutti i passi fatti quest’anno dalla scuola sono stati concordati col Comune e dovevano trovare sbocco in una soluzione definitiva; il Comune non solo tradisce la parola data e non offre più una sede idonea, ma oltretutto invia una lettere di diffida invitando a chiudere la scuola di via Quaranta.

E i quattrocento ragazzi dove vanno? Come se si potessero infilare nelle scuole pubbliche in qualche modo, senza preparazione, supporto, relazioni adeguate.

C’è chi sostiene che comunque la soluzione ideale è l’inserimento nella scuola pubblica: sono pienamente d’accordo e già avviene per il 99% dei ragazzi arabi.

Ma è possibile che non possano realizzare anche per un caso specifico che richiede una soluzione ad hoc una loro scuola, legale, paritaria (85% di programmi italiani e insegnanti italiani) e che siano i “liberali” della cosiddetta Casa della Libertà a dire che devono andar esclusivamente nelle scuole pubbliche?

C’è o c’è stato un problema reale che è giusto ricordare: attaccata alla scuola c’è anche una moschea che ha avuto un passato diciamo “tumultuoso”. La scuola ha una gestione del tutto separata e la decisione di chiedere il riconoscimento è anche una decisione di distacco totale da una realtà adulta come la moschea, che ha problemi diversi.

Purtroppo l’attacco di Magdi Allam, del tutto infondato, ha messo insieme le due cose descrivendola come una scuola di violenza e di catechismo fondamentalista.

Assolute falsità, ma che fanno leva sul richiamo alla moschea chiacchierata.

E così Milano, città che si dice internazionale, invece di pensare ai grandi temi della multiculturalità non è in grado, per vigliaccheria, di affrontare e risolvere l’integrazione di alcune centinaia di bambini stranieri.

Quattrocento bambini arabi fanno paura al Comune di Milano.

 

Sandro Antoniazzi

 

9 settembre 2005

 

http://fc.retecivica.milano.it/RCMWEB/InComune/doc/cm5_0909a.htm

 

Corriere della Sera

….

Immediata la reazione del centrosinistra con il leader dell’Ulivo, Sandro Antoniazzi, che da oltre un anno, segue la vicenda della scuola di via Quaranta, insieme all’assessore Simini: «È una clamorosa marcia indietro da parte di Simini - attacca Antoniazzi - e confligge clamorosamente con la lettera del 30 giugno in cui prometteva che se la scuola araba avesse chiesto la parità scolastica, il Comune avrebbe trovato una sede».

Replica durissima di Simini: «Questa lettera non chiude la strada alla legalità e alla richiesta di parità della scuola. Se la sinistra dice questo si sta ponendo in una situazione di gravissima illegalità. Perché la nostra lettera è coerente e conseguente con quello che diciamo da anni: la scuola di via Quaranta è illegale. La sinistra sta creando un alibi al contrario a chi non vuole portare avanti il percorso di legalizzazione. Cosi potranno sempre dire: ci chiudono le porte e quindi ce ne stiamo per i fatti nostri ». Ma a questo punto si apre un altro problema. Lunedì riaprono le scuole. «Che cosa faranno i mille bambini che studiavano alla Fajr? - si chiede Antoniazzi - Non si può chiudere una scuola dall’oggi al domani. Ne ho parlato con il prefetto Bruno Ferrante e anche lui è preoccupato. Che cosa succederà?». «Per quanto mi riguarda - replica Simini - devono andare a una scuola pubblica. Ce ne sono tante e funzionano anche bene. Spero che molti genitori seguano questo mi consiglio. Possono dare un segnale importante all’intera comunità».

…..

Maurizio Giannattasio

08 settembre 2005

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/09_Settembre/08/giattanasio.shtml

 

Si chiamerà Giannattasio o giattanasio? Mah? Misteri della rete ….

 


[1] Ricorderete la questione: una scuola milanese, l’Agnesi, aveva deciso di ospitare (in accordo con le superiori autorità) l’esperienza di una classe di prima superiore riservata solo a ragazzi di origine araba.


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