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  www.dabicesidice.it - n. 309 - Febbraio 2012
da Bice si dice
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Un San Silvestro di altri tempi!
Giornate di pioggia...giornate di sole
Fianco a fianco
E’ l’amore che è essenziale
Ciàmel amuur o ciàmel nagott
Io vivrò
Un giorno rideremo di tutto questo
La capra
La lettera
D'estate
Oggi come ieri
Le anime dei Grandi
Era bella, era bella, era bella
Sembianza d'amico
Amicizia
Ho bisogno di vederti
Piuttosto dei silenzi le parole
Tra il giorno e la notte
Storie
M’affaccio alla finestra
Stupito dell’Italia che non va
Estate
Era il 27 Maggio 1965
Mi dispiace
Una lettera da Auschwitz
...prima di girare l'angolo...
La sedia in giardino
Regalatemi un ricordo
Che strani giorni i miei!
Moralisti, comici e buffoni.
A mio Padre
Tsunami
La vita oscilla
Perché le persone gridano quando sono arrabbiate
Ho sceso milioni di scale
Il dono di Gandhi
A Gesù Bambino
Il mio Natale
Natale
Col tempo
Il signore nel cuore
Nemmeno
19 luglio 2009
L'albatro
IL CANE E IL VECCHIO
Versi di un tempo che fu ... Commiato
Versi di un tempo che fu ... La voce
Versi di un tempo che fu ... Mia madre
Versi di un tempo che fu ... La pioggia nel pineto
Versi di un tempo che fu ... Re Travicello
Versi di un tempo che fu ... L'orfano
Versi di un tempo che fu ... I pastori
Versi di un tempo che fu ... La mia sera
Versi di un tempo che fu ... Il cinque maggio
Versi di un tempo che fu ... La Canzone di Legnano
Versi di un tempo che fu ... Mezzogiorno alpino
Versi di un tempo che fu ... Valentino
Versi di un tempo che fu ... Risveglio di Pasqua
Versi di un tempo che fu ... Alla Luna
Versi di un tempo che fu ... Che dice la pioggerellina di Marzo?
Versi di un tempo che fu ... La quiete dopo la tempesta
Versi di un tempo che fu ... Canzone di marzo
Versi di un tempo che fu ... A Silvia
Versi di un tempo che fu ... L'infinito
Versi di un tempo che fu ... Il passero solitario
Versi di un tempo che fu ... Il sabato del villaggio
Versi di un tempo che fu ... Balilla
Versi di un tempo che fu ... Davanti San Guido
Versi di un tempo che fu ... I Magi
Versi di un tempo che fu ... La Notte santa
Versi di un tempo che fu ... Le ciaramelle
Lettere legate col nastrino e il Dalai Lama
Versi di un tempo che fu ... Carrettiere
Versi di un tempo che fu ... La Spigolatrice di Sapri
Versi di un tempo che fu ... La partenza del boscaiolo
Le porte di Zerzura
Versi di un tempo che fu ... San Martino
Versi di un tempo che fu ... San Martino del Carso
Versi di un tempo che fu ... Pianto antico
Versi di un tempo che fu ... Funere mersit acerbo
13 agosto 1988
Versi di un tempo che fu … Veneziana
Versi di un tempo che fu … La cavalla storna
Versi di un tempo che fu ... Il grillo
Versi di un tempo che fu … Lucciole
Versi di un tempo che fu ... Il bove
Versi di un tempo che fu … Ode a Venezia
Versi di un tempo che fu … L’aquilone
Versi di un tempo che fu … Le monachine
I giorni del silenzio
Mi ricordo quel Natale ...
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1967 (5)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1967 (4)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1967 (3)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1967 (2)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1967 (1)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1963 (5)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1963 (4)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1963 (3)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1963 (2)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1963 (1)
Edizione "speciale": Quarant'anni dalla Maturità: 1966 (4)
Il viaggio: da Chianciano a Bollate
Il terremoto e il furiere (2)
Il terremoto e il furiere
Quarant’anni (più o meno) dalla Maturità: 1966 (3)
Grace e Ranieri
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1966 (2)
Quarant’anni (più o meno) dalla Maturità: 1966 (1)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1964 (4)
Quarant’anni (più o meno) dalla Maturità: 1964 (3)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1964 (2)
Quarant'anni (più o meno) dalla Maturità: 1964 (1)
Mantengo fede alla promessa
60 Anni
Un oratore, diecimila anime: il microfono di Dio
Quarant'anni dalla Maturità 1965 (5°)
Quarant’anni dalla Maturità 1965 (4°)
Quarant’anni dalla Maturità 1965 (3°)
Quarant’anni dalla Maturità 1965 (2°)
Quarant’anni dalla Maturità 1965 (1°)
La prima volta che vidi Parigi
Storia di un viaggio
Riconoscenza
Un cappone che è diventato un pollo
Buon Natale 2005
Parmigiano Reggiano
La nostra democrazia la vedo composta di molti alberi
Chiare e fresche dolci acque…
Che bella la vita!!!!
Quando il Forte era il Forte
L’amore, non va mai sprecato
Quattro passi tra i ricordi della nostra storia maestra di vita. Personaggi noti e meno noti che si raccontano per i più giovani
 
Un San Silvestro di altri tempi!

 

L’ultimo dell’anno sono stato svegliato dai botti di mezzanotte e da qualche telefonico augurale sms. Per me nessuna tragedia non essere stato coinvolto in un veglione di fine anno: non mi coinvolgeva nemmeno in gioventù. Ma in questa recente occasione, costretto, anche dalla sorte, ad un solitario fine/inizio anno mi sono ritrovato nel mezzo di un rincorrersi di ricordi e di varie considerazioni che mi hanno fatto buona compagnia.

Mi sono riapparse immagini di me giovanissimo, al veglione di San Silvestro così come era vissuto dalla civiltà contadina della bassa reggiana, ospite in quei tempi dei nonni materni.

Il nonno, il riconosciuto capo famiglia, prima del cenone (per l’occasione figli, nuore, generi e nipoti rigorosamente tutti presenti a tavola) che aveva inizio attorno alle ore 20 usciva di casa e imbracciando il fucile da caccia con due colpi “uccideva l’anno vecchio”.

 Poi rientrato in casa si recitava il rosario in latino tra le smorfie e le insofferenze di noi giovani nipoti  che esternavamo durante le orazioni nonostante fossimo costantemente seguiti dagli sguardi severi dei nostri rispettivi genitori ma confortati da quelli  ammiccanti di qualcuno degli zii che diversamente dai figli riservavano invece ai nipoti  occhiate di comprensione e di sotterranea complicità.

I nonni materni erano agricoltori e cattolici praticanti. Del resto agli inizi anni cinquanta del secolo scorso nella bassa reggiana non si scherzava: lo schierarsi era come un  imperativo categorico imposto dai tempi. O sceglievi la Chiesa o l’anti clericalismo; o venivi battezzato o sceglievi in seguito il rifiuto dei principali Sacramenti o dei riti che da questi derivavano. Ti sposavi, venivi condotto al cimitero o con il rito “religioso” o con quello “civile” e quelle forti scelte di vita venivano con orgoglio testimoniate da ciascuna delle parti in campo, contemporaneamente causa ed effetto di una spaccatura verticale del tessuto sociale che, come conseguenza, degenerava in una profonda contrapposizione in termini politici.

Non meravigliava quindi che fosse l’austero capofamiglia, chinato con l’ausilio di una sedia , con la corona del rosario in mano, a scandire i Pater, Ave, Gloria…Litanie comprese « Regina  angelorum; Regina profetarum; Regina apostolorum …».

La cena che ne seguiva ripeteva i piatti previsti dalla tradizione vigente i quella famiglia in occasione della vigilia di Natale dove ci si asteneva dal mangiare carne. In compenso capienti zuppiere piene di tortelli di zucca, per i palati più popolari, assieme a tortelli di erbette, per i più raffinati, ripagavano abbondantemente quella mancanza che il giorno dopo sarebbe stata sanata con abbondanza di cappelletti, lessi, arrosti e coniglio in umido…con pane a volontà grazie al forno di casa che lo coceva direttamente senza bisogno di recarsi dal fornaio del paese.

I sapori tra loro contrastanti che emanano i secondi  di pesce conservato, come il capitone e la ventresca di tonno, non erano nulla rispetto al magico rituale che il capo famiglia ci riservava in quelle ricorrenze.

Dopo i primi sorsi di vino proposto dalle donne di casa, regine della dispensa, senza però suscitare ne infamia ne lodi da parte di alcuni dei commensali, il nonno si recava nella sua capiente cantina e ritornava con bottiglie delle quali solo lui conosceva la collocazione.

Quel vino come veniva prudentemente versato riempiva il capiente bicchiere di una abbondante schiuma: gioia di noi nipoti che, in quelle occasioni, avevamo il permesso di assaggiarla perché bere la schiuma del vino da piccoli rendeva più “scaltri”.

La cena terminava con qualche sorso di “Malvasia” dolce che permetteva di gustare l’abbondare di pezzi di torta, di torroni, della tradizionale spongata e di molta frutta secca composta di noci, fichi, castagne, oltre alle arance e ai mandarini. Queste dolci leccornie ci facevano compagnia anche nel lungo dopo cena  dove la tavola rimaneva apparecchiata per la prima colazione  dell’indomani all’alba da parte degli uomini che potevano così usufruire delle portate rimaste intoccate dalla sera prima. Una ghiotta opportunità per i più golosi e meno propensi a comunicarsi durante “la grande Messa delle undici” per il fatto che imponeva ai comunicandi di essere a digiuno dalla mezzanotte.

Solitamente l’arrivo dell’anno nuovo gli uomini lo festeggiavano radunandosi nelle stalle misurandosi in mitici tornei di “briscola” o similia da protrarsi fino all’alba e al cui vincitore toccava un cappone o un’anatra, mentre salami e cotechini venivano destinati ai secondi e ai terzi classificati.

Alle “pie donne” veniva invece lasciato l’impegnativo compito di assistere alla messa di mezzanotte per chiedere una “annata benedetta da Nostro Signore” o di recarsi l’indomani alla prima messa delle otto per poi ritornare presto in cucina per preparare il pranzo di capodanno.

Ai ragazzi e agli adolescenti veniva garantita la non imposizione di andare a dormire presto: un sonno che tuttavia generalmente ci aggrediva prima dello scoccare della mezzanotte complice il tepore di una camera da letto dove in un camino braci ardenti coperte di cenere facevano sentire la loro calda presenza.

Il mitico veglionissimo, con annessi e connessi , da quelle parti, non era ancora stato inventato…e fu così che per la notte di San Silvestro 2011 mi sono ritrovato a festeggiarlo come tanti anni fa…incurante di ciò che poteva accadere altrove, anche in luoghi più fortunati di quello nel quale mi trovavo a soggiornare, consapevole che comunque il nuovo anno sarebbe arrivato con tutte le sue sorprese ed incognite e ciò a prescindere dal dove e dal come lo avessimo accolto. Bei tempi quei tempi? …Altri tempi!

 

D.F.

 

 

I commenti agli articoli: Nuovo commento
ID: 27596 Auguri di Buon Anno C.V.
1/11/2012 15:07
ID: 27593 Incuranti di ciò che può accadere altrove M.
1/11/2012 01:35
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